Parla l’esperto, che vede un futuro grigio se da Bruxelles non decideranno di dare un po’ di respiro all’agricoltura

2 FEBBRAIO 2016

di Erika Innocenti

ABBIATEGRASSO (MILANO) – “Nel 2014, complice anche la sempre più pressante crisi economica, c’è stata una diminuzione del fatturato del settore agroalimentare”. Questo il quadro generale, anche se epurato da tutte le particolarità del caso e che analizzeremo qui di seguito, tracciato dal segretario della zona abbiatense della Coldiretti Enzo Locatelli.

Cala la produzione

E la situazione è effettivamente problematica per il settore agricolo. A confermarlo ci sono anche i dati spuri e oggettivi dei rapporti di fine anno che la stessa Coldiretti pubblica sul sito della Regione Lombardia. A vedere una diminuzione, in primis, sono la produzione, il commercio e il conseguente consumo di frumento e mais. Nell’anno 2011/2012, infatti, la Coldiretti stima che, in Lombardia, sono state prodotte 694 milioni di tonnellate di frumento, l’anno successivo si registra una vera e propria diminuzione, con 655 milioni di tonnellate, per avere una nuova risalita nel 2013/2014, quando la produzione si riaggiusta alle 693 milioni di tonnellate. Se la produzione registra un miglioramento, non si può dire, invece, per il commercio, il settore più colpito dalla crisi che sta distruggendo gran parte dei mondi lavorativi italiani. Se nel 2011/2012 sono stati venduti 145 milioni di tonnellate di frumento, tra il 2012 e il 2014 si arriva a un vero e proprio stallo: ‘solo’ 141 milioni. Il calo è leggero, ma comunque c’è e pesa soprattutto sui piccoli produttori. Se quindi il frumento registra una vera e propria diminuzione, discorso diverso va fatto per il riso. La produzione, tra il 2011 e il 2014, aumenta di ben 9 milioni di tonnellate, passando da 465 milioni a 474 milioni. E a questo si deve aggiungere l’aumento del consumo.

Tiene solo il riso

Conferma, infatti, Locatelli: “In questi anni ha tenuto solo il riso, in particolar modo nella nostra zona, nonostante la forte importazione dall’estero”. Cosa che non succede però per il latte. Di media, dal 2001 al 2011 si è avuta una diminuzione del 2,9 per cento per il latte intero. Ma il problema non sta tanto nel valore in sé, ma nella decisione del prezzo con cui viene messo sul mercato. “A comprarlo – spiega il segretario di zona – è l’azienda francese Lactis (società che controlla dal 2011 l’83,3 per cento della Parmalat, ndr), che fa i suoi interessi. O meglio, questa ditta fissa un prezzo in base a quelli tedeschi, peccato che noi in Italia abbiamo altri costi. Così siamo penalizzati”.

L’Europa ‘uccide’ gli agricoltori

Ma l’analisi di Locatelli va oltre, e termina sui finanziamenti europei: “Grazie all’ultima riforma, il settore agroalimentare vedrà una diminuzione del 30 per cento delle sovvenzioni. L’Europa ha diminuito i prezzi per l’agricoltura, che sono mantenuti bassi. In questo modo si abbassa il reddito degli agricoltori, che devono far fronte a una situazione davvero difficoltosa. La verità è che non ci sono soldi da investire in tutto il sistema agroalimentare e nei macchinari. Noi, in Italia e in Lombardia, abbiamo puntato sempre sulla sicurezza e la qualità dei cibi. In Italia è vietato l’uso di estrogeni per la carne e di antiparassitari, ma non è così in senso mondiale. Le regole dovrebbero essere messe per tutti. Oggi siamo a buon punto per quanto riguarda la qualità del nostro settore agroalimentare, perché dobbiamo distruggerla?”