La carriera lampo di un 46enne di Bareggio, nel Milanese, che nel giro di pochi anni passa dai sussidi economici del Comune agli affari con il ‘boss’ Giulio Giuseppe Lampada

17 SETTEMBRE 2018

di Alessandro Boldrini

BAREGGIO (MILANO) A Milano, il bancomat della ‘ndrangheta non si spegne mai. E  per lui, il ‘boss’ Giulio Giuseppe Lampada, classe 1971 originario di Reggio Calabria, le slot machine rappresentano una vera e propria miniera d’oro dalle potenzialità infinite. Tanto che Lampada – intercettato nel corso dell’inchiesta che lo porterà in carcere nel 2011 – se ne vantava apertamente. Ora, però, a sette anni di distanza il ‘boss’ è agli arresti: sconta ai domiciliari (per incompatibilità con il regime carcerario) una condanna definitiva a 14 anni per associazione mafiosa, anche se in attesa che il processo ricominci dalla Corte d’Appello di Milano dopo l’accoglimento del suo ultimo ricorso, datato maggio 2018. Ma nonostante ciò, il suo giro d’affari non si è mai fermato. Manager calabro-milanese delle cosche reggine, Lampada può infatti contare su un notevole ‘battaglione’ di società a lui riconducibili (la maggior parte legate al settore delle slot machine, ma non solo), anche se formalmente intestate ad altri soggetti.

Il barista di Bareggio

Ed è proprio una di queste società, la ‘Be Player Srl’, che lo lega al nostro territorio e, in particolare, al comune di Bareggio (in provincia di Milano), dove risiedono anche i Valle, famiglia egemone della zona imparentata con i Lampada. La ‘Be Player Srl’ di Settimo Milanese, amministrata da Giuseppa Immacolata Zema, moglie del ‘boss’, si occupa della locazione di beni immobili, ossia dell’affitto di rami d’azienda e nello specifico “dell’acquisto, della vendita e della conduzione in proprio o per conto di terzi di bar, ristoranti e tavole calde”, come emerge da visura camerale aggiornata a questi giorni. L’ultima attività registrata dall’azienda risale agli inizi dell’anno, all’11 gennaio 2018, quando viene ceduto un ramo societario a Santana Mauriceia Aparecida, brasiliano di San Paolo, classe 1972 residente a Bareggio. Ad oggi, Santana (mai coinvolto in nessuna inchiesta giudiziaria) risulta titolare di un bel bar di piazza Monte Falterona a Milano, in zona San Siro, dotato anche di una comoda sala slot.

Dai sussidi agli affari con le cosche

Ma di questo 46enne brasiliano colpisce soprattuto la vicenda personale: solo pochi anni fa, nel gennaio 2013, era infatti destinatario di cospicui aiuti sia da parte dei Servizi Sociali del Comune di Bareggio (allora governato da un commissario prefettizio) sia da parte di Regione Lombardia. Nello specifico Santana, ritenuto un soggetto in grave difficoltà economica (con Isee inferiore ai 4.000 euro) ha ricevuto 342,86 euro dal Comune e altri 857,14 dalla Regione, per un totale di 1.200 euro come “sostegno al suo stato di disagio acuto”. Problemi economici che Santana sembra essersi lasciato pienamente alle spalle, vista la florida attività commerciale intrapresa dallo scorso gennaio, in quella che fu la sede dello storico bar ‘San Siro’, ormai chiuso da anni.

L’impero del ‘boss’ Lampada

Altra società riconducibile al ‘gruppo Lampada’ è la quasi omonima ‘Be Player di Zema G.’, fondata nel 2015, anch’essa con sede legale a Settimo Milanese e intestata alla consorte del broker reggino, ma – a differenza della società sopracitata – attiva in tutt’altro settore, quello del gioco d’azzardo. Dai registri, infatti, l’oggetto sociale di questa attività risulta essere la “gestione di apparecchi che consentono vincite in denaro funzionanti a moneta o a gettone”, vale a dire le slot machine, il business più redditizio del clan. L’impero di Giulio Giuseppe Lampada, però, non finisce qui. Si potrebbero infatti citare decine e decine di società a lui riconducibili o, addirittura, da lui direttamente gestite. Molte di queste, tra l’altro, nonostante abbiano attirato le attenzioni della Procura di Milano e siano finite al centro della maxi inchiesta del 2011, che coinvolse anche l’ex onorevole del Pdl Francesco Morelli (socio fino al 2009 del manager calabro-milanese), non sono mai state poste sotto sequestro e continuano indisturbate la propria attività. Arricchendo sempre di più un pericoloso ‘boss’, già capace di conquistare tutto – o quasi – all’ombra della Madonnina.

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