A Vittuone, nel Milanese, un ragazzino subisce per mesi le angherie dei compagni: genitori costretti a trasferirsi in un altra città. Il silenzio della scuola

12 GIUGNO 2018

di Francesca Ceriani

VITTUONE (MILANO) – “Lo hanno seguito, insultato, lo hanno preso a calci e poi hanno cercato di chiuderlo in un cassonetto dell’immondizia”: comincia così il tragico racconto di una mamma, che preferisce mantenere l’anonimato. La vittima di questa storia di violenza inaudita è suo figlio, un ragazzino di 12 anni che frequenta la prima media alla scuola ‘Enrico Fermi’ di Vittuone. Da dicembre a oggi, come racconta la donna, il figlio è stato protagonista di almeno sei episodi del genere, anche se meno violenti.

Il racconto

I bulli, stando al racconto della donna, sarebbero quattro ragazzi, tutti italiani: un compagno di classe del 12enne, due alunni di seconda media, tra cui una ragazza, e uno studente più grande, che frequenta le scuole superiori, fratello della ‘bulla’. Dopo mesi di vessazioni, tra insulti razzisti e schiaffi (soprattutto fuori da scuola e anche fuori dall’oratorio), e un episodio registrato anche a scuola, durante l’intervallo, che ha costretto gli insegnanti a intervenire per strappare la vittima dalle grinfie degli aggressori, sabato 19 maggio è stato toccato l’apice della violenza. Il 12enne stava rientrando a casa dopo aver partecipato alla mostra organizzata dalla scuola in Villa Resta, quando si è accorto di essere inseguito dai quattro bulli. Il bambino, spaventato, ha iniziato a correre per raggiungere al più presto la sua abitazione, ma nel tragitto ha perso le chiavi di casa. A quel punto, quindi, la decisione che risulterà poi fatale: il ragazzino torna indietro, ripercorre la strada alla ricerca delle chiavi, ma si imbatte nei quattro ‘aguzzini’ all’altezza delle scuole di via Gramsci; le chiavi erano finite in un cassonetto dell’immondizia, di quelli grandi, che si usano per le scuole. Quattro hanno iniziato a spintonarlo, fino a farlo cadere per terra, e lo hanno preso a calci. Il piccolo è stato salvato da un passante che, vedendo la scena, è intervenuto e ha fatto scappare gli aggressori. Il 12enne allora si è rialzato ed è stato costretto a entrare nel cassonetto per recuperare le chiavi. I bulli, però, non se n’erano andati. Approfittando del fatto che in quel momento non passava nessuno e che la loro vittima si trovava nel bidone, hanno tentato di chiudere lo sportellone, ma non ci sono riusciti perché era rotto. Non hanno però desistito e, pur di fare del male al ragazzo, hanno ribaltato il cassonetto mentre lui era dentro.

“Ho sbagliato a fidarmi del preside”

Dopo questo episodio la madre, che aveva già segnalato i gesti subìti dal figlio al preside dell’istituto comprensivo ‘Dante Alighieri’, Pasquale Aprea, ha deciso di denunciare anche ai Carabinieri: “Abbiamo cercato di risolvere la situazione con gli insegnanti e il preside, ma non è servito a niente. Allora ho fatto un esposto ai Carabinieri di Sedriano e ho segnalato la situazione anche alla Polizia locale e all’assistente sociale del Comune. Ho sbagliato a fidarmi del preside e della scuola, non dovevo confidare nelle loro capacità. Ora ce ne stiamo andando da Vittuone e mio figlio cambierà scuola: la paura che ha sentito lui l’ho sentita anch’io. Non possiamo più stare qui”. Abbiamo contattato più volte la scuola media ‘Enrico Fermi’, ma ci è stato sempre risposto che il dirigente scolastico, sempre il dottor Aprea, era impegnato in altre scuole e non avrebbe potuto riceverci. Abbiamo quindi scritto una mail in cui spiegavamo la questione e ponevamo delle domande. Mail che, ci hanno confermato dalla segreteria, Aprea ha letto. Abbiamo riprovato ancora, ma il dirigente scolastico non era ancora disponibile. Nessuna risposta, quindi, dalla scuola. E la mamma sostiene anche che il preside avrebbe mentito: “Mi aveva garantito che avrebbe convocato i genitori dei bulli, ma non l’ha fatto nei mesi scorsi, bensì solo dopo l’ultimo episodio. Tant’è che settimana scorsa, quando io e la mamma di uno dei bulli ci siamo trovate a scuola, lei si è scusata, piangendo, e confessando che non sapeva nulla sui comportamenti del figlio”.

Ragazzini col coltello: i precedenti

L’istituto comprensivo ‘Dante Alighieri’ di Vittuone non è nuovo a queste vicende. Quello appena raccontato non è infatti il primo caso di bullismo registrato nelle scuole del paese. Già a dicembre del 2017 raccontammo un altro episodio: due ragazzini delle medie insultarono e sputarono in faccia a un bambino delle elementari ‘Gramsci’; infine lo minacciarono di tagliargli la gola. I bulli, due fratelli albanesi già noti alle Forze dell’ordine, erano stati visti girare con un coltello in tasca e minacciare altri coetanei all’oratorio. La madre segnalò l’episodio alla Polizia locale. Altro caso (che con il bullismo non c’entra ma che fece finire la scuola sotto i riflettori) quello del maestro che avrebbe tirato uno schiaffo a un alunno di prima elementare. L’insegnante venne denunciato e la famiglia ritirò il piccolo da scuola. Eravamo a febbraio scorso e, anche in quell’occasione, il preside decise di non rilasciare alcuna dichiarazione. Cos’altro deve accadere prima che, chi di dovere, prenda i necessari provvedimenti?

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