Alla fine ha vinto ‘Solter Srl’, il potente colosso che opera nel campo delle cave e dei rifiuti, il cui nome è noto alle cronache per essere citato (per senza responsabilità dirette) nella maxi inchiesta sulla bonifica della ex area Sisas di Pioltello, nel Milanese. Alla fine hanno perso i cittadini e i comitati, abbandonati dalle istituzioni a tutti i livelli. Per la seconda volta in 14 anni le cave di Casorezzo e Busto Garolfo diventano una discarica. Allora una lunga battaglia impedì di costruire l’ennesima pattumiera. Oggi gli abitanti sono pronti a tornare sulle barricate

23 LUGLIO 2016

di Ersilio Mattioni

BUSTO GAROLFO-CASOREZZO (MILANO) – Città Metropolitana, la ex Provincia di Milano, non ha mai avuto dubbi nel dire ‘sì’ al progetto; Regione Lombardia ha fatto finta di opporsi ma senza crederci; i sindaci di Casorezzo e Busto Garolfo hanno lottato pur con poca convinzione (soprattutto Busto Garolfo); il Parco del Ticino e il Parco del Roccolo (quest’ultimo racchiude Arluno, Busto Garolfo, Canegrate, Nerviano, Parabiago e Casorezzo) si sono dimostrati enti assolutamente inutili. E così i cittadini, radunati sotto l’ombrello del comitato ‘Salviamo il Paesaggio’, hanno perso  la loro battaglia. La discarica si farà, con buona pace degli accordi del 2002 (pressoché tutti disattesi) e delle promesse da campagna elettorale. Ora però, proprio come 15 anni fa, potrebbe cominciare la battaglia popolare, per impedire fisicamente di costruire l’ennesima pattumiera.

La reazione di ‘Salviamo il Paesaggio’

E’ durissima la reazione del comitato ‘Salviamo il Paesaggio’, che in questi ha contrastato il progetto mettendo in campo grande competenza e portando all’attenzione della politica alcuni dati di fatto incontrovertibili, mai presi in seria considerazione da Città Metropolitana e da tutti gli enti che a vario titolo sono stati coinvolti in questa partita. “Come ampiamente previsto – si legge nella nota diffusa oggi pomeriggio – è finalmente arrivata l’approvazione da parte degli uffici competenti di Città Metropolitana di Milano della VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) per tutto il progetto Solter: uno scavo di 1.860.000 metri cubi di terra e una discarica di rifiuti speciali (codice 151 CER) da 500.000 metri cubi. Nemmeno il tempo di scrivere il report della deludente audizione che abbiamo avuto in commissione VI di Regione Lombardia il 21 luglio scorso in cui, per la seconda volta, chiedevamo spiegazioni rispetto alle inerzie normative, agli assurdi pareri di Enti strettamente correlati alla Regione quali ARPA e AST Milano (ex Asl), denunciando pubblicamente le illegittimità costituzionali dei comportamenti tenuti dagli uffici di Città Metropolitana (con ovvio avvallo politico) nei confronti della partecipazione dei cittadini, spiegando che le ‘passerelle’ dei vari politici e le ‘formali’ contrarietà delle amministrazioni locali ci stavano un po’ strette. Abbiamo ottenuto solo silenzi imbarazzati da parte di tutti i commissari (maggioranza e minoranza) e un invito da parte del presidente Luca Marsico a rivolgerci ad altre autorità (pensiamo la Magistratura). Invito di cui faremo tesoro. Neanche l’ombra di una risposta, come ci avevano promesso dopo la prima audizione”.

Politica anno zero

“Leggendo il testo del decreto di approvazione – continua la nota – salta agli occhi un’unica considerazione: la scelta è stata fatta a priori. Avevamo ragione nel dire che qualsiasi considerazione tecnica sarebbe stata inutile e l’unica via da seguire sarebbe stata la netta contrarietà politica. Politica evidentemente inesistente. Un plauso va certamente riconosciuto all’azienda, capace di schierare in prima fila alle riunioni di conferenza dei servizi i suoi plurindagati dirigenti, Bernardino Filipponi e Bruno Bella , e di aver garantito un cospicuo risarcimento (chiamato ‘mitigazione’) al Bosco WWF di Vanzago al fine di ottenerne il parere favorevole che ha permesso l’approvazione della VINCA (Valutazione di Incidenza), alla faccia della normativa europea sulle aree protette e i corridoi ecologici.

Inquietanti coincidenze

“Ma noi di Casorezzo – prosegue il Comitato – abbiamo un altro déjà vu locale: dalla stampa di pochi giorni fa risulterebbe che Città Metropolitana avrebbe in questi giorni ‘sbloccato’ fondi (800.000 euro) per il primo lotto di un vecchio progetto di tangenziale a Casorezzo. Che coincidenza! Allora siamo tornati al lontano 6 agosto 2002, solo un mese dopo la stipula della famosa ‘convenzione’ per la cava, quando il Comune di Casorezzo chiese alla Provincia di Milano la compartecipazione alla realizzazione della nuova circonvallazione che voleva realizzare per circa 4 chilometri intorno all’abitato di Casorezzo, di cui 3 chilometri in trincea profonda, e il 27 dicembre 2002 venne presentata la proposta di project financing per la realizzazione della circonvallazione da parte dell’A.T.I. Locatelli geom. Gabriele s.p.a. /Cave di Casorezzo S.r.l. Si prevedeva l’escavazione di oltre mezzo milione di metri cubi di terra, con l’esproprio di circa 16 ettari di terreno agricolo. Dopo 14 anni di battaglie per contrastare questo allucinante progetto, inutile dal punto di vista viabilistico e letale dal punto di vista ambientale e economico, dopo che tutto è fallito e i protagonisti del project financing sono stati messi in galera per reati ambientali o hanno venduto la proprietà (apparentemente!) dell’ATEg11, dopo che sono stati sperperati 500.000 euro di denaro per delle mitigazioni di una strada fantasma risultata totalmente inutile, ci chiediamo a chi giova? Ci chiediamo anche se per caso gli attuali amministratori di Casorezzo non abbiano ripercorso le tracce del passato concordando con Città metropolitana qualche ‘mitigazione’ di troppo, naturalmente escludendo scientemente cittadini e comitati dalla trattativa. Non avevano tempo da perdere! E che dire di Busto Garolfo e del Parco del Roccolo? La loro blanda e poco convinta opposizione all’attuale progetto forse tende a mascherare documentate inadempienze presenti e passate? Fidejussioni non escusse, finanziamenti ottenuti dall’azienda, controlli mancati, bonifiche di aree effettuare con cambio in corsa di codici CER. E ora il problemino incombente della cava DAF. Riteniamo che le responsabilità politiche di questo disastro siano chiare e, come abbiamo detto a Regione Lombardia, “I cittadini non si sentono garantiti dalle proprie Istituzioni che stanno consegnando i territori ai predoni”.