Ilaria Alpi è stata uccisa il 20 marzo 1994 a Mogadiscio, in Somalia, assieme all’operatore Miran Hrovatin. Dopo 25 anni i servizi segreti potrebbero rivelare l’identità di una fonte confidenziale che potrebbe dare nuovo impulso alle indagini, ma preferiscono stare in silenzio

20 MARZO 2019

di Andrea Cattaneo

ROMA – Sono le 15.05 del 20 marzo 1994, il programma in onda su Rai 3 si interrompe per lasciare spazio a un’edizione speciale del Tg3. Sullo schermo appare Flavio Fusi che annuncia l’omicidio di Ilaria Alpi, collega giornalista uccisa a Mogadiscio, in Somalia, assieme all’operatore Miran Hrovatin. A 25 anni da quel brutale omicidio c’è chi ancora copre mandanti ed esecutori

Il ruolo dei servizi segreti

Quel giorno nasce una storia complessa fatta di insabbiamenti, colma punti oscuri mai chiariti e mezze verità. Allo stesso tempo un’altra storia muore. È una storia che porta al cuore del traffico internazionale di rifiuti e di armi. Su questo stava indagando Ilaria prima di essere uccisa. A collegare la sua morte e quella di Miran al business dei rifiuti e delle armi, tra signori della guerra e trafficanti senza scrupoli, è una fonte confidenziale dei servizi segreti italiani. Una fonte anonima che potrebbe gettare nuova luce sull’omicidio, ma soprattutto dare nuovo impulso all’ultima inchiesta aperta sulla quale pende la richiesta di archiviazione della Procura di Roma.

La svolta nelle indagini

La svolta è a portata di mano, nonostante i magistrati romani abbiano definito i nuovi elementi di indagine irrilevanti e “privi di consistenza gli elementi pervenuti che apparivano idonei, se non all’identificazione degli autori materiali ovvero dei mandanti dell’omicidio, almeno ad avvalorare la tesi più accreditata del movente che ha portato al gesto efferato o ad esplorare l’ipotesi del depistaggio“. Il riferimento è a una intercettazione tra due cittadini somali, presente nelle carte di una inchiesta della Procura di Firenze e inviata a piazzale Clodio nell’aprile del 2018, in cui i due, parlando di quanto avvenuto a Mogadiscio, affermano che Ilaria “è stata uccisa dagli italiani”.

L’opposizione all’archiviazione

Quella fonte anonima resta l’unica speranza di poter conosce la verità sulla morte dei colleghi, ma i servizi segreti italiani non vogliono rivelare l’identità della loro fonte confidenziale che ha messo in collegamento il traffico di armi e rifiuti con la morte di Ilaria e Miran. La legge glielo consente. Interpellata dalla Procura, l’Aisa (ex Sisde) “ha riferito con nota riservata della irreperibilità della fonte con la conseguente impossibilità di interpellarla sull’autorizzazione a rivelarne l’identità”. In altre parole gli 007 nostrani, a cui è affidata la sicurezza nazionale, non riescono a trovare un loro confidente che in passato si è dimostrato disponibile a fornire informazioni delicate su un caso molto complesso e pericoloso. Una vergogna. La Federazione nazionale della Stampa, l’Ordine dei giornalisti e Usigrai hanno depositato l’opposizione all’archiviazione dell’inchiesta sulla morte di Ilaria e Miran.

I motivi

“Con questa iniziativa – si legge in una nota diramata – tutte le rappresentanze del giornalismo italiano hanno espresso, unitariamente, la loro ferma opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dal Pubblico ministero, segnalando al Giudice le gravi carenze dell’inchiesta giudiziaria contro le quali, a venticinque anni di distanza dall’esecuzione di Mogadiscio, rischia definitivamente di arenarsi il percorso di giustizia e verità intrapreso al fianco di Giorgio e Luciana Alpi“. Nell’opposizione viene chiesto al Gip di “imporre ai nostri apparati di Intelligence di rivelare le generalità della fondamentale fonte confidenziale del Sisde (oggi Aisi) che nel 1997 ha riferito dei collegamenti fra l’omicidio di Ilaria e Miran ed i traffici di armi e rifiuti in Somalia. E’ intollerabile, infatti, che a venticinque anni di distanza da quell’agguato, i servizi segreti si siano nuovamente rifiutati di collaborare con l’Autorità giudiziaria, affermando di non aver potuto chiedere al testimone il proprio consenso a rendere dichiarazioni innanzi ad un giudice”, si legge nell’atto. Fnsi, Odg e Usigrai hanno sottolineato “come il testimone abbia sempre l’obbligo di collaborare con la giustizia e che, pertanto, la giustificazione addotta dai ‘servizi segreti’ è assolutamente irricevibile“. Le parti offese “hanno sollevato, sul punto, la questione di legittimità costituzionale, chiedendo al giudice di rimettere gli atti alla Consulta per sancire l’incostituzionalità della normativa che consente all’Intelligence di opporre il segreto sulle proprie fonti, ricorrendo a motivazioni anche manifestamente illecite”.

#NoiNonArchiviamo

Il nostro articolo non è un’inchiesta, non getta luce sulle ombre che aleggiano sulla morte di Ilaria e Miran, non è una ricostruzione dettagliata dei fatti accaduti. Vuole solo essere un ricordo, un piccolo omaggio di un piccolo giornale a una grande giornalista uccisa assieme al suo operatore soltanto per aver svolto il suo lavoro: fatto domande scomode, trovato documenti e prove, ricostruito una storia. Una storia che lega insieme politica italiana e internazionale, criminalità organizzata, apparati di Stato deviati, soldi, tanti soldi, e rifiuti tossici. Non siamo in grado di donare a Ilaria la verità sulla sua morte, ma possiamo ispirarci a lei ogni maledetto giorno che passiamo facendo questo mestiere

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