I Carabinieri di Locri hanno arrestato Antonio Callipari, 25enne originario di San Luca: latitante da un anno, era diventato il ‘boss’ dello spaccio di droga nell’Altomilanese

5 DICEMBRE 2018

di Alessandro Boldrini

ALTOMILANESE – Si è conclusa ufficialmente lo scorso venerdì 9 novembre, dopo 1 anno e 2 mesi, la latitanza di Antonio Callipari, 25enne originario di San Luca, in provincia di Reggio Calabria. Callipari, arrestato dai Carabinieri del gruppo di Locri e dallo squadrone dei ‘cacciatori’ di Calabria, era ricercato dal settembre 2017, quando sfuggì all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal tribunale di Milano a seguito dell’operazione antimafia ‘Dedalo’, una costola dell’indagine ‘Ignoto 23’. Il latitante è ritenuto a capo di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti sull’asse Milano-San Luca ed è inoltre legato da vincoli di parentela alla potente cosca della ‘ndrangheta sanlucota dei Nirta ‘Versu’.

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L’arresto di Antonio Callipari

Lo spaccio nell’Altomilanese

Callipari – scrivono gli inquirenti – avrebbe coordinato gli approvvigionamenti di cocaina e altre droghe dalla Calabria alla Lombardia, anche grazie a una costante disponibilità di armi e utilizzando delle auto attrezzate di doppifondi, capaci di spostare fino a 50 chilogrammi di coca alla settimana. Droga destinata in buona parte al nostro territorio, l’Altomilanese, come certificano le carte dell’inchiesta ‘Dedalo’, che documentano gli scambi e i traffici illeciti del clan a cavallo tra il 2016 e il 2017. Uno dei punti di ritrovo preferiti dagli affiliati è il parcheggio del bar-ristorante ‘Alcatraz’ di Arluno, a pochi metri dalcronaca-arrestato-il-re-della-droga-nellaltomilanese casello autostradale, che diventa il teatro di numerosi episodi: nel giugno del 2016, ad esempio, Giuseppe Giorgi (braccio destro del ‘boss’ Callipari) acquista insieme ad altre due persone 50 chili di cocaina da un camionista diretto in Grecia, in cambio di una cospicua somma di denaro. Il tutto avviene nel parcheggio del ristorante, alla luce del sole. L’ingente quantitativo di sostanza stupefacente viene poi caricato da Giorgi nel doppiofondo della sua auto, una Volkswagen Passat, prima di partire alla volta di Seregno, nel Monzese. La droga – si legge nelle carte – sarà in parte rivenduta ad alcuni acquirenti proprio quella sera. Gli stessi protagonisti, in un’altra occasione, riescono anche a passare indenni un controllo a sorpresa dei Carabinieri. I membri del commando, fermati nel parcheggio, spiegano ai militari della stazione di Arluno cronaca-arrestato-il-re-della-droga-nellaltomilanesedi aver fatto una sosta per un caffè e, durante il controllo dei documenti, raccontano della difficoltà di trovare un lavoro in Calabria. Un racconto che sembra essere particolarmente convincente, tanto che i ‘narcos’ calabresi vengono subito lasciati andare e dopo pochi minuti risalgono sulla macchina, stracolma di coca, in direzione di Turbigo. Altro centro di smercio toccato dall’inchiesta è via Gandhi a Marcallo con Casone, feudo leghista di 6.000 abitanti, dove la banda di Callipari smonta il doppiofondo segreto dell’auto e preleva un involucro di droga, poi scartata e consegnata a un acquirente. Stessa dinamica nella vicina Arconate, all’angolo tra via Sant’Eusebio e via Cavour, dove Giorgi – intercettato – dice ai compagni di aspettare “un minuto così gli do una busta a uno e ce ne andiamo”. E lo stesso film si ripeterà per decine di volte in altri paesi delle province lombarde. Ma, con la cattura del giovane ‘boss’, tutto questo è finito.

Gli altri reati di Callipari

Su Antonio Callipari, infine, da marzo di quest’anno pendeva anche un mandato d’arresto per i reati di minaccia aggravata e tentata truffa, disposto dal Gip di Locri. Nel maggio 2017, il 25enne di San Luca aveva infatti minacciato una troupe di Rai 3 che stava effettuando le riprese per la trasmissione televisiva ‘Presadiretta’. “Non tornate più a San Luca se no siete morti”, intimò il ‘boss’ agli operatori, tentando anche di sottrarre il cellulare a uno dei giornalisti, così da impedire che venissero chiamati i soccorsi e dicendo alla troupe di cancellare i filmati e spegnere le telecamere.

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