La Corte di Cassazione conferma la condanna per truffa inflitta a due imprenditori del Varesotto. I soldi venivano depositati in una banca di Busto Garolfo, nel Milanese: ora dovranno restituirli

7 GENNAIO 2018

di Lorenzo Rotella

BUSTO GAROLFO (MILANO) – Due imprenditori – uno di Varese e uno di Olgiate Olona (VA) – hanno ottenuto un considerevole guadagno, infrangendo però la legge. L’azienda ‘Mavi Srl’, dichiarata in fallimento il 16 novembre 2012, ha fatto letteralmente carte false pur di racimolare qualche soldo in più. Secondo la Corte di Cassazione, infatti, la società “aveva emesso alcune fatture false nei confronti della Midali Srl, presentandole poi presso la Banca di Credito Cooperativo di Busto Garolfo (nel Milanese) e Buguggiate (in provincia di Varese) al fine di ottenere anticipazione in conto corrente contro la cessione dei relativi crediti, in realtà già estinti, così inducendo in errore l’istituto bancario e procurandosi un ingiusto profitto pari a 123.190,14 euro”.

La scoperta del reato e la denuncia

In poche parole, “ai sensi dell’articolo 616 del codice penale (violazione, sottrazione e sopressione di corrispondenza, ndr)”, ‘Mavi Srl’ ha spillato denaro per mezzo di false fatture, attribuendole a ‘Midali Srl’ che era all’oscuro di tutto. La società, scoperta la truffa, ha deciso di citare in giudizio ‘Mavi Srl’. Il Tribunale di Milano, nella sentenza di primo grado, decreta che la suddetta impresa non solo deve restituire il maltolto, ma anche risarcire le spese legali della parte lesa.

Il processo e la condanna

I titolari fanno ricorso, ma lo scorso anno la Corte d’Appello riconferma la sentenza. ‘Mavi Srl’ intende proseguire la lotta in tribunale e presenta un ulteriore ricorso, ma s’imbatte nella Corte di Cassazione che lo scorso settembre chiude gioco, incontro e partita: la sentenza di primo grado deve essere rispettata. Inoltre, la Corte “dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e ciascuno della somma di 2.000 euro alla Cassa delle ammende”.  

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