Una studentessa di Castano Primo, nel Milanese, parte per il Pakistan con i genitori, ma viene trattenuta in aeroporto per un problema burocratico

12 FEBBRAIO 2018

di Vanessa Valvo

CASTANO PRIMO (MILANO) – Bloccata in Pakistan, non si sa ancora quando riuscirà a tornare sui banchi di scuola. Doveva rientrare a lezione puntualmente il 13 gennaio Laiba Maqbool Mian, 16 anni, studentessa dell’Istituto Torno di Castano Primo, nel Milanese, ma è stata fermata all’aeroporto, mentre aspettava d’imbarcarsi per far ritorno in Italia. Quando è partita per il paese d’origine non pensava di certo che avrebbe corso il rischio di non riuscire più a tornare in quello d’adozione, dove sta frequentando le superiori e vive dall’età di due anni con i genitori.

Il permesso di soggiorno

Anche le sue sorelle maggiori hanno frequentato il Torno: e proprio il matrimonio di una delle due è stato il motivo del viaggio pianificato dal padre, Mian Maqbool Anjun che, però, alla fine ha dovuto lasciare anche la figlia minore in Pakistan. Secondo un nuovo regolamento europeo, infatti, al compimento del 14esimo anno d’età occorre un permesso di soggiorno indipendente da quello del genitore per poter espatriare. Documento che avrebbe potuto essere ottenuto una volta rientrati in Italia, almeno secondo quanto era stato comunicato alla famiglia. Partiti così da Malpensa il 13 dicembre, la figlia e il genitore hanno viaggiato senza pensieri. Prima del volo di ritorno, invece, sono cominciati i guai. In mancanza della certificazione richiesta dall’ambasciata italiana, infatti, Laiba è stata trattenuta, fino a scoppiare in lacrime per le informazioni poco chiare che le venivano fornite al momento.

Burocrazia inflessibile

Le autorità italiane in Pakistan, infatti, l’hanno considerata come una migrante qualunque, trascurando la sua storia tutta italiana. A nulla sono valse le spiegazioni, i racconti e i documenti del papà per convincere l’ambasciata. Anche la scuola ha voluto intervenire per cercare di ‘salvare’ la sua studentessa. La dirigente e i professori si sono impegnati a farla ritornare, dispiaciuti che la sua carriera scolastica, da sempre brillante, subisse dei freni.

La scuola in campo

Così dall’Istituto Torno è partita una fitta corrispondenza con l’ambasciata e più documentazione possibile è stata inviata alle autorità competenti, che alla fine si sono convinti, accertando che Laiba non fosse una semplice migrante, ma una cittadina a tutti gli effetti di Castano Primo. Per ricongiungersi con i suoi genitori, i compagni e i professori è, però, in attesa di un nuovo visto e le tempistiche sono purtroppo incerte. “Qua in Pakistan sto cominciando a sentirmi inutile, ho anche proposto alla scuola – ha raccontato la ragazza in videochiamata – di poter fare delle videoconferenze. Non voglio perdere l’anno, soprattutto non per causa mia”. La famiglia di Laiba sta ancora combattendo affinché l’ambasciata capisca l’urgenza della figlia di ritornare a scuola. Il padre, in Italia da oltre 20 anni, ha sempre accordato alle figlie anche delle libertà conformi alla cultura occidentale, a cominciare dall’abbigliamento, non così scontate per i ferventi della religione islamica.

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