Nel territorio di Inveruno, Comune dell’Altomilanese, albanesi e nordafricani sfidano la ‘ndrangheta per ottenere il dominio del narcotraffico locale

26 DICEMBRE 2018

di Alessandro Boldrini

INVERUNO (MILANO) – Albanesi, nordafricani e italiani. Gli uni contro gli altri per spartirsi il territorio e per accaparrarsi il business più redditizio di tutti: lo spaccio di droga. Sfogliando le carte delle inchieste giudiziarie e le pagine di cronaca nera, il nome della città di Inveruno compare tante volte. Perché Inveruno sembra essere una terra di spaccio molto ambita dai vari gruppi criminali.

La mafia dell’aquila nera


Primi fra tutti gli albanesi. La criminalità organizzata est-europea è in ascesa in tutta Italia ed è pronta a tutto pur di spartirsi le fette di questa grande torta. Tanto da stringere accordi e firmare una ‘pax mafiosa’ con gli italiani, da sempre presenti in questo territorio, ma da tempo in crisi per via degli scossoni inferti dalle Forze dell’ordine con le loro indagini. Secondo le ricostruzioni effettuate nel corso degli anni, l’ondata albanese arriverebbe dalla vicina Cuggiono, dove gli schipetari hanno già conquistato pressoché tutte le piazze di spaccio. Un’ondata che, secondo gli inquirenti, si starebbe espandendo a macchia d’olio verso il centro della città. Ma gli albanesi, spesso, non si risparmiano neppure i metodi violenti. Basti pensare che nel 2017, per un regolamento di conti legato a una partita di droga, un ragazzo di soli 19 anni ha subìto un violentissimo pestaggio ed è stato ricoverato in ospedale. Il ragazzo, ritrovato attorno alle 2 di notte con numerose ferite al volto dai Carabinieri, si presume che abbia osato sconfinare (è stato ritrovato in via Senatore Marcora) e per questo punito.

Decadentismo all’italiana

Come abbiamo già avuto modo di raccontare sulle pagine del nostro settimanale, un tempo le principali reti di spaccio erano controllate dagli italiani. E, in particolar modo, da alcune famiglie calabresi come i Manno, i Callipari o gli Sgambellone, ritenute egemoni del territorio dalla Dia (Direzione investigativa antimafia). Oggi, invece, l’influenza ‘latina’ si è notevolmente ridimensionata, anche a causa delle inchieste giudiziarie. Per circoscrivere idealmente il territorio nostrano, potremmo individuare la zona compresa ai confini tra Furato e Casorezzo, Ossona e la frazione di Asmonte, fino al pieno centro storico. In questo fetta di territorio piuttosto ampia potremmo anche indicare quali punti di snodo l’area attorno all’Ipsia Marcora, dove agiscono baby-pusher assoldati dalla malavita del Bel Paese e la storica corte del Carbunin, dove chi denuncia le situazioni di illegalità è punito con le botte, come accaduto poco più di un anno fa.

L’asse Napoli-Milano

Ultimo, ma non per importanza, è il traffico controllato dai nordafricani. Che si differenzia da quelli riportati nei capitoli precedenti anche per via delle diverse tipologie di droghe in vendita. Se italiani e albanesi si concentrano sulle ‘classiche’ cocaina e marijuana, infatti, i nordafricani preferiscono sperimentare. Ne sono un esempio gli ingenti quantitativi di hashish, eroina e alcuni speciali stupefacenti originari della Campania, ma smerciati nei boschi nella zona Nord del paese, quartier generale della criminalità proveniente dal continente nero. Una criminalità ricca, capace perfino di assoldare ‘corrieri’ italiani disposti a viaggiare con furgoni carichi di droga dal Napoletano (dove gli africani sono molto potenti) fino ai boschi di Inveruno, come certificato dall’arresto di un 24enne inverunese a gennaio 2016.

I COMMENTI