La senatrice a vita, sopravvissuta ad Auschwitz, ha partecipato alla visita organizzata dall’associazione ‘Figli della Shoah’ per i carabinieri del Comando Provinciale di Milano

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Corone di fiori e pietre simboliche nel convoglio del treno

18 DICEMBRE 2018

di Lorenzo Rotella

In occasione della speciale visita al Memoriale della Shoah di Milano, al Binario 21 di piazza Edmond J. Safra, è intervenuta la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta al campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau. L’associazione ‘Figli della Shoah’, di cui Segre è presidente, ha scelto di organizzare nel pomeriggio di lunedì 17 dicembre un tour all’interno della struttura per circa cento carabinieri del Comando Provinciale di Milano.

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Il Memoriale della Shoah

L’area in questione era originariamente adibita alla movimentazione dei vagoni postali. Tuttavia, tra il 1943 e il 1945 quel luogo divenne il punto di partenza – e troppo spesso di non ritorno – di migliaia di ebrei e oppositori che venivano caricati su vagoni merci, trasportati ai binari sovrastanti la struttura e infine agganciati ai convogli diretti verso vari campi di concentramento: Fossoli, Bolzano, Mathausen e soprattutto Auschwitz-Birkenau. 
La struttura, allestita in modo tale da ricordare le testimonianze dei sopravvissuti (tra il muro del ricordo oltre il binario, i pannelli sparsi per tutto il piano e il treno su cui è possibile salire per rendersi conto coi propri sensi di cosa fosse vivere giorni su quei convogli), si focalizza in particolare su due tratte del treno diretto ad Auschwitz: la prima il 6 dicembre 1943, la seconda il il 30 gennaio 1944. A bordo del convoglio partito in quest’ultima data ci salirà la senatrice Liliana Segre. Quel giorno partirono in 605, ma soltanto 22 persone fecero ritorno.

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La testimonianza della senatrice Liliana Segre

Nell’auditorium del museo, dopo le dovute introduzioni e i sentiti ringraziamenti del comandante dei carabinieri Luca de Marchis (che ha ricordato quattro marescialli dei carabinieri riconosciuti come Giusti tra le Nazioni) e del presidente del Memoriale Roberto Jarach, ha preso la parola la senatrice Liliana Segre. Dopo aver raccontato la sua storia (specialmente il terribile viaggio all’età di 13 anni a bordo del treno partito proprio dal quel Binario e diretto ad Auschwitz tra il 30 gennaio e il 6 febbraio 1944), si è soffermata sull’importnaza dell’amore a discapito dell’odio, sia in quei terribili momenti, sia in generale: “Vorrei che le parole d’odio venissero censurate, che non s’insegnassero fin da quando si è piccoli. Chi usa le parole d’odio per essere prepotente sugli altri e fare il bullo è il più debole tra tutti: la storia lo ha detto”.

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Il ricordo di Violetta Silvega

Al termine della visita, dopo aver sostato qualche minuto davanti ai nomi dei deportati che continuavano a scorrere su uno schermo oltre il binario, la senatrice ha voluto ricordare una giovane ebrea deportata che la consolò in un momento buio: “Vorrei citare Violetta Silvega. L’ho conosciuta nel carcere di Varese. Aveva 19 anni ed era il prototipo della bella ebrea biblica: una gran treccia di capelli neri e gli occhi tra l’azzurro e il viola. Quando sono entrata nella cella della prigione, piangevo disperatamente. Mentre tutte mi ignoravano, lei mi abbracciò e mi disse: “Vieni con me e la mia mamma”. Passai il resto del tempo con loro. Giunte ad Auschwitz, i nazisti le mandarono nella camera a gas direttamente”.

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