Accade al liceo Quasimodo di Magenta, nel Milanese, dove una studentessa 16enne mulatta viene aggredita verbalmente dal padre di una compagna di scuola

2 DICEMBRE 2018

di Francesca Ceriani

MAGENTA (MILANO) – La scuola dovrebbe essere un luogo non solo di formazione, ma anche e soprattutto di integrazione, di inclusione sociale, di condivisione. E allora sembra assurdo che in uno dei licei più prestigiosi della città di Magenta, il Quasimodo, un padre possa entrare nel cortile e urlare insulti razzisti nei confronti di una 16enne, accusata dalla figlia di essere una ladruncola.

La vicenda

Tutto ha inizio la scorsa settimana e precisamente mercoledì 14 novembre: a bordo di un autobus un controllore sta verificando la validità dei biglietti dei passeggeri. Una ragazzina, alunna del liceo Quasimodo, è sprovvista del titolo di viaggio. Forse per la paura e la vergogna di essere stata ‘beccata’, la giovane si è girata verso un’altra ragazza, sua compagna di scuola, accusandola, di fronte al controllore, di averle rubato il biglietto. Non potendo ovviamente dimostrare tale circostanza, la ragazzina è stata comunque sanzionata. Ma perché ad essere stata accusata è stata proprio la ragazza dietro di lei sull’autobus e non un’altra nelle vicinanze? Forse perché la presunta ‘ladruncola’ era mulatta?

La reazione violenta del genitore

Il sospetto è stato confermato il giorno dopo dal padre della ragazza sprovvista di biglietto. La ragazzina infatti, tornando a casa la sera, ha raccontato di aver preso la multa perché la sua compagna le aveva rubato il biglietto. E così il padre, anziché approfondire la questione per accertarsi della veridicità delle parole della figlia (stando alle testimonianze, la famiglia è di religione islamica e la ragazza porta il velo), ha pensato bene di recarsi a scuola il giorno dopo, giovedì 15 novembre, facendo una vera e propria ‘piazzata’ davanti a tutti durante l’intervallo (e quindi in orario scolastico) nel cortile della scuola (le due zone dell’edificio sono infatti divise da un passaggio pedonale pubblico, dove chiunque può transitare).
“Il padre – racconta la cugina della vittima – è entrato nel cortile insultando mia cugina di soli 16 anni con pesanti appellativi razzisti, solo perché mulatta, e altre frasi davvero gravi, che preferisco non riportare”. Tanti gli insulti volati, ma le frasi che fanno gelare il sangue sono due, in particolare: “Sporca negra” e “Se ti prendo ti taglio la gola”.

La verità sul furto del biglietto

I genitori della vittima hanno preferito non rilasciare dichiarazioni in merito e,al momento, non hanno sporto denuncia nè nei confronti dell’uomo nè nei confronti della scuola. Pare che il giorno seguente il dirigente scolastico, Donata Barbaglia, abbia convocato separatamente le due protagoniste dell’episodio e sia venuta fuori la verità: nessuno aveva rubato il biglietto dell’autobus alla giovane alunna; semplicemente, lei ne era sprovvista, ma non sapendo come giustificarsi ha accusato la compagna di averglielo sottratto.

Tutti i dubbi sul caso

La preside ha poi convocato i genitori della vittima e il padre, ma non è dato sapere cosa è emerso dai colloqui, né se siano stati presi provvedimenti contro la giovane che ha mentito. Altro aspetto da chiarire: secondo le testimonianze, alcuni professori avrebbero assistito all’increscioso episodio, ma nessuno avrebbe né difeso la ragazzina né tantomeno avvertito le Forze dell’ordine. Gli interrogativi che un fatto del genere suscita sono davvero numerosi: qual è il ruolo formativo della scuola, quale quello dei docenti? Come le famiglie stanno educando i propri figli? E’ giusto schiararsi sempre dalla loro parte, prendendone le difese anche quando sbagliano? E, infine, è normale che una persona alterata possa accedere senza alcun problema a una scuola altamente frequentata? Se fosse stato un pazzo armato o un malintenzionato, cosa sarebbe successo?

Il silenzio del dirigente scolastico

La mattina di martedì 20 novembre abbiamo contattato l’istituto per raccogliere le dichiarazioni del dirigente scolastico, Donata Barbaglia, e, perché no, prendere anche un appuntamento per approfondire quanto accaduto. In segreteria, però, ci hanno risposto che era meglio inviare una e-mail. Alla nostra e-mail, in cui venivano elencate tutte le informazioni in nostro possesso, il preside Barbaglia ha risposto nel giro di poche ore: “Vi ringrazio per avermi contattata. Non ho nessuna dichiarazione da fare; l’episodio è stato chiarito”. Il dirigente scolastico, quindi, pur non rilasciando dichiarazioni, ammette che quanto da noi riportato è successo. E già questo dovrebbe essere un buon motivo per spendere due parole, almeno in difesa e a sostegno della vittima della follia razzista di un uomo.

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