Arrestata a Rho una giovane donna ucraina che viveva a Ossona, nell’hinterland milanese. Per anni ha evitato i controlli delle forze dell’ordine grazie a documenti falsi di eccellente qualità. Già processata, ha patteggiato un anno di carcere. Nel 2018, a fine pena, sarà espulsa dall’Italia

14 MARZO 2017

di Riccardo Sala

RHO (MILANO) – Arrestata a Rho, nel Milanese, una cittadina ucraina di 30 anni per possesso di documenti falsi. Un arresto reso possibile soprattutto grazie all’applicazione delle tecnologie più avanzate per il controllo di veicoli e documenti. La ragazza abitava tra Rho e Ossona, paesino dell’hinterland, dove vivono alcuni suoi parenti che la ospitavano abitualmente.

Il prestanome

Nella serata tra venerdì 3 e sabato 4 marzo, la polizia locale ha fermato un’automobile, poiché un rilevamento elettronico aveva evidenziato la mancanza di assicurazione e di revisione del veicolo. La macchina guidata dalla giovane risultava infatti intestata a un cittadino rumeno titolare di moltissimi veicoli, ma privo di una patente di guida. La classica ‘testa di legno’, che ha immediatamente insospettito gli agenti.

I documenti falsi

Visibilmente preoccupata, la donna ha prima affermato che l’auto le fosse stata prestata da un amico, fornendo una patente polacca. I vigili hanno poi richiesto la carta d’identità, anch’essa polacca, inserendo i dat idei due documenti nel computer a bordo dell’auto di servizio. Determinante è stato il verdetto dell’apparecchio di comparazione documentale (strumento utile a verificare in pochissimo tempo la veridicità di un’attestazione), il quale ha evidenziato numerose incongruenze.

La vera identità

La ragazza è quindi stata portata in caserma per un tentativo di identificazione, dal quale è emerso che la 30enne era L.V., cittadina ucraina – e non polacca, come la donna aveva cercato di far credere agli agenti – con vari precedenti penali nel nostro Paese.

Un falsario 10 e lode

I documenti falsi sono stati poi inviati al comando centrale di Milano, sezione Falsi Documentali, riscontrando l’effettiva contraffazione di ottima qualità, tale da ingannare i funzionari pubblici e gli agenti dell’Immigrazione per anni. Altre volte, infatti, l’ucraina era sta fermata, ma l’aveva sempre fatta franca.

Il processo e la condanna

La donna è stata quindi arrestata con l’accusa di possesso di documenti falsi validi per l’espatrio. Reato che prevede una pena fino a 5 anni di carcere, aggravata dalla recidività. Processata per direttissima dal Tribunale di Milano, l’ucraina ha patteggiato un anno di carcere. Dopo aver scontato la pena, la ragazza verrà rimpatriata.