Cultura – “Sono nata il ventuno a primavera”, omaggio ad Alda Merini

Alda Merini, la 'Poetessa dei Navigli'

La vita, le opere e il mito di Alda Merini in scena al Circolo Arci Bellezza di Milano: il poeta e performer Lorenzo Andrea Paolo Balducci interpreta con incredibile intensità emotiva le poesie più rappresentative della ‘Poetessa dei Navigli’

2 APRILE 2017

di Francesca Ceriani

MILANO – Le luci soffuse, una sala piena di persone, molti giovani appassionati, sguardi fissi sul palco e l’incredibile performance di Lorenzo Andrea Paolo Balducci. Per una notte Alda Merini è tornata in vita, al Circolo Arci Bellezza, ritrovando la sua voce in quella di Balducci, che ha raccontato il mito di una delle poetesse più importanti e rappresentative del Novecento italiano, leggendo alcune delle sue poesie più significative.

La vita

Per capire l’opera della Merini è imprescindibile conoscerne la vita, più che in ogni altro autore. Alda Merini nasce a Milano, il 21 marzo 1931. Esordisce come autrice a soli 15 anni, nonostante la delusione di non essere stata ammessa al Liceo Manzoni perché, sembra incredibile, non aveva superato la prova di italiano. Nel 1947 incontra quelle che definisce “le prime ombre della mia mente”; si manifestano, infatti, i primi sintomi di un disturbo bipolare: viene internata per un mese all’ospedale psichiatrico Villa Turno. Nel 1953 sposa Ettore Carniti, proprietario di alcune panetterie della città. Segue un periodo di intenso lavoro, bruscamente interrotto nel 1962, quando la Merini viene di nuovo internata. La poetessa dei Navigli tornerà a scrivere, nel 1972, dopo 10 anni di sofferenze e maltrattamenti in manicomio e produce uno dei suoi testi più intensi: “La Terra Santa”. Nel 1983 il marito muore e l’autrice sposa, nello stesso anno, Michele Pierri, con il quale si trasferirà a Taranto; ma nella città pugliese resta solo 3 anni e nel 1986 fa ritorno nella ‘sua’ Milano, dove inizierà uno dei periodi più fecondi della sua vita dal punto di vista letterario. Alda Merini muore a Milano il 1 novembre 2009 nel reparto di oncologia dell’ospedale San Paolo per un tumore osseo.

L’omaggio dell’Arci Bellezza

Se la vita della Merini è unica, la sua opera lo è ancora di più. Le sue poesie, in realtà, non sono poesie nel senso comune del termine: abbandonano, infatti, ogni carattere della poesia tradizionale, ergendosi a emblemi della poesia intesa in senso moderno, con versi liberi, autonoma da ogni regola metrica. Le poesie della Merini sono racconti, sono impressioni di vita, sono pensieri e accostamenti di immagini apparentemente senza senso. E Balducci, sabato 1 aprile sul palco dell’Arci Bellezza, li ha cantati, li ha urlati e li ha sussurrati, quei versi; ha restituito, al pubblico in sala, gli orrori subiti dalla poetessa durante i suoi internamenti, ha trasmesso il dolore e il disgusto della donna. Ci ha emozionati, con la sua performance quasi teatrale, ci ha tenuti ‘incollati’ con lo sguardo rivolto al palco, in attesa del verso successivo.

La cultura paga ancora? 

“Con la cultura non si mangia”, disse Giulio Tremonti nel 2010, allora ministro dell’Economia, suscitando l’indignazione dell’opinione pubblica. E dopo 7 anni quella frase indigna ancora di più, soprattutto se si pensa a eventi di successo come quello organizzato dall’Arci Bellezza sabato sera. La cultura, quella vera, quella con la ‘C’ maiuscola, paga ancora: è di moda, aggrega e, se pensata bene, dà anche ‘da mangiare’. La sala piena, i giovani in piedi, gli sguardi sognanti e le orecchie tese ad ascoltare i versi della Merini ne sono una dimostrazione.

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