A Busto Garolfo, nel Milanese, i morosi nelle case comunali creano un ‘buco’ da 594.000 euro. L’assessore: “Situazione migliore dell’anno scorso”

6 FEBBRAIO 2018

di Lorenzo Rotella

BUSTO GAROLFO (MILANO) – Durante il bilancio consuntivo, presentato lo scorso aprile in consiglio comunale, a emergere e attirare l’attenzione di tutti era un dato inerente alle case comunali: 594.000 euro di fondi mancanti per gli affitti non riscossi dall’amministrazione. In quella sede, l’assessore al Bilancio Andrea Milan era stato chiaro: “E’ una situazione difficile, in cui si deve dare eventualmente il via libera alle istituzioni per procedere con il recupero coattivo dei soldi mancanti. Tuttavia, ci sono anche situazioni difficili da affrontare: abbiamo avuto, per esempio, una signora che è riuscita a restituire fino a 10.000 euro, anche se non sufficienti a colmare il suo debito”.

La situazione delle case popolari

Stando ai dati forniti dall’ufficio dei Servizi Sociali, gli alloggi popolari all’interno del Comune di Busto Garolfo sono 116 e risultano tutti occupati. Gli edifici – i cosiddetti ‘Palazzi Gialli’ – sono 8: due risultano in via Alfredo Di Dio, gli altri si trovano in vicolo Carlo Porta, via Busto Arsizio, via Beltrami, via Mazzini, via Parrocchiale e via Garibaldi. Per il 2017, secondo un decreto regionale, il Comune può inoltre utilizzare 13.007,11 euro dei fondi avanzati dal 2016 – che sfiorano i 30.000 euro – per coprire le spese dei ‘morosi incolpevoli’, cioè quelle persone che non possono materialmente pagare gli affitti arretrati.

L’assessore al Bilancio: “Negli anni si è assistito a un miglioramento”

Quasi otto mesi dopo, la situazione non sembra essere cambiata molto. L’assessore Milan, però, fa intendere che qualcosa si sta muovendo: “Gli uffici comunali dei Servizi Sociali si sono attivati per incontrare i singoli cittadini ed eventualmente procedere a rateizzare la somma dovuta”. Poi, fa chiarezza sui fondi da riscuotere: “Il totale degli affitti residui, cumulato negli anni, è di 594.000 euro. Ma bisogna anche citare la cosiddetta voce ‘tendenziale’ di questo flusso economico. Negli anni, si è assistito a un miglioramento: nel 2012 la diminuzione era di 124.000 euro, nel 2014 69.000 euro, nel 2015 23.900 euro e nel 2016 60.000 euro”. Ciò significa che, nonostante la cifra da recuperare, la morosità è in fase decrescente.

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