Il centrodestra unito viaggia spedito verso la vittoria, ma chi sarà il premier? Poche chance per Salvini e Meloni: alla fine, il mazziere è sempre Silvio

25 FEBBRAIO 2018

di Alessandro Boldrini

ROMA – “È un’ingenuità credere che Berlusconi sia finito. È solo in attesa. Ci sarà un momento in cui tornerà alla ribalta con un gioco molto semplice, dicendo: ‘Vedete che cosa hanno fatto? Ecco, io tutto questo non lo avrei mai permesso’”. Era il 20 gennaio 2012 quando Roberto Saviano pronunciò queste parole nel corso di un’intervista. Allora nessuno gli diede retta. Ma il celebre creatore di ‘Gomorra’ aveva ragione. Perché se c’è una cosa che gli italiani forse non hanno ancora capito, dopo più di vent’anni, è che Silvio Berlusconi non muore mai. Il leader di Forza Italia, fin dal lontano 1994, infatti continua a dominare la scena politica italiana, facendo da ago della bilancia a innumerevoli campagne elettorali.

La coalizione

Prendiamo l’ultima, ad esempio. Manca davvero poco al 4 marzo e ormai sembra chiaro che a raggiungere l’agognata soglia del 40 per cento sarà il centrodestra, nato dall’unione di Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia-Udc. Ciò che invece rimane tuttora da chiarire è chi sarà il premier. Difficilmente, infatti, sia la Lega di Matteo Salvini sia FdI con Giorgia Meloni (e men che meno la cosiddetta ‘quarta gamba’) possono ambire ad essere il primo partito della coalizione, ricevendo così l’incarico di governo. Tutto, ancora una volta, dipenderà quindi dalla volontà del Caimano che, nel momento in cui scriviamo, non ha ancora rivelato chi sarà il Presidente del Consiglio scelto da Forza Italia; visto che l’ex Cavaliere di Arcore, leader del partito, è ad oggi ineleggibile e interdetto ai pubblici uffici.

La scelta europeista

Un nome però negli ambienti di Forza Italia circola con insistenza, ed è quello di Antonio Tajani. Classe 1953, l’attuale presidente del Parlamento europeo è da sempre un fedelissimo di Silvio: dopo un breve trascorso con il Fronte Monarchico Giovanile, Tajani, insieme a Marcello Dell’Utri e Cesare Previti fonda nel 1994 Forza Italia, per il quale ricopre il ruolo di coordinatore regionale nel Lazio fino al 2005. È stato inoltre portavoce del presidente del Consiglio nel governo Berlusconi I (1994-95), oltre che per vent’anni europarlamentare azzurro, dal 1994 al 2014. Un’ipotesi che, se dovesse trovare delle conferme, lancerebbe un messaggio chiaro ai due alleati, decisamente più ‘euroscettici’ di Silvio. La scelta di Tajani, infatti, sarebbe da una parte un vero e proprio sgarbo a Giorgia Meloni e soprattutto a Matteo Salvini, ma dall’altra un’intelligente mossa per ottenere un prezioso sostegno europeo, essendo Tajani una personalità particolarmente apprezzata dalle parti di Strasburgo.

La leadership di B.

A conti fatti, alla fine, chi comanda davvero in questo centrodestra è sempre Berlusconi. C’è poco da fare. E Silvio questo lo sa benissimo. Basti pensare a quel lapidario “Me ne frego” dato in risposta a chi gli chiedeva se sperasse ancora in una sentenza favorevole da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo per poter tornare candidabile. Poche, semplici parole, accompagnate dal tipico gesto con la mano che rievoca una celebre esclamazione di mussoliniana memoria. Un gesto che racchiude in sé tutta la sicurezza del Caimano, conscio che sarà lui, anche questa volta, direttamente da Palazzo Chigi o da dietro le quinte, a tirare le fila della coalizione. Perché Silvio Berlusconi sa bene che quel ruolo, dal 1994 a oggi, è sempre stato suo, e che nessuno può portarglielo via. Che i suoi alleati se ne facciano una ragione.

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