In provincia di Milano, Comazzi (FI) spedisce a casa dei padroni dei cani lettere di propaganda animalista. Mossa strategica o lesione della privacy?

14 FEBBRAIO 2018

di Alessandro Boldrini

MILANO – In campagna elettorale tutto è lecito. Per una manciata di voti in più, i partiti sono disposti a fare davvero di tutto. È questo il caso di Gianluca Comazzi, capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale a Milano, che in vista delle prossime elezioni Regionali, per le quali è in corsa come consigliere, ha deciso di accaparrarsi il voto di parte dell’elettorato con un metodo alquanto insolito.

Le lettere ‘animaliste’

Il capogruppo azzurro, la cui candidatura è sostenuta anche dal coordinatore locale forzista di Magenta, nel Milanese, Felice Sgarella, ha fatto recapitare in questi giorni nelle caselle postali di centinaia di residenti della provincia di Milano delle lettere di propaganda elettorale con alcune promesse pittoresche, tra cui l’istituzione di una “mutua per gli animali”, la formazione di “un nucleo di guardie dedite alla repressione del maltrattamento e dello sfruttamento degli animali” o la “realizzazione di grandi aree verdi con spazi dedicati ai nostri cani”. In più, all’interno della busta, si possono trovare alcuni ‘santini’ (dove sono indicate le istruzioni per votare e le modalità per esprire correttamente la preferenza) sui quali Comazzi, da sempre attento alla causa animalista, è ritratto al fianco di un bellissimo cane.

I dubbi

A questo punto, una domanda sorge però spontanea: è solo un caso che queste lettere di propaganda elettorale, incentrate sulla tutela dei diritti dei nostri amici a 4 zampe, siano state ricevute prevalentemente dai possessori di cani, gatti e altri animali domestici? Difficile da credere. È più probabile, infatti, che le missive siano state spedite automaticamente a tutte le persone iscritte presso i veterinari della provincia di Milano. Se questa ipotesi fosse reale, però, sarebbe davvero molto grave, poiché verrebbe fatto un uso del tutto improprio dei dati personali di centinaia di persone, che dovrebbero invece essere pienamente tutelati dalle normative sulla privacy. È proprio vero: in campagna elettorale si è davvero disposti a tutto per un pugno di voti.

 

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