Il governatore leghista abbandona a meno di un mese dalla presentazione delle liste: punta su Roma oppure ha paura di una nuova inchiesta? I nomi per la successione

8 GENNAIO 2018

di Ersilio Mattioni

MILANO – “Motivi personali e familiari”, per usare le parole del segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, sarebbero alla base della decisione del governatore Roberto Maroni di non ricandidarsi alla giuda di Regione Lombardia. La notizia, anticipata ieri al termine del vertice del centrodestra ad Arcore, circolava in realtà da alcuni mesi. Poi era stato lo stesso Maroni a fare un passo avanti, annunciando la sua intenzione di tentare il bis al Pirellone. Oggi invece la comunicazione ufficiale e definitiva: il ritiro della candidatura, quando manca meno di un mese alla presentazione delle liste.

I dubbi

Sono in molti a non essere convinti dei “motivi personali e familiari”, perché è difficile credere che tali motivi siano sorti all’improvviso e che, in ogni caso, siano tali e tanti da impedire al governatore uscente di correre per la riconferma. La genericità delle ragioni dell’abbandono, inoltre, desta non poche perplessità: perché Maroni non ha spiegato, con argomentazioni circostanziate, la sua scelta?

Il retroscena

Secondo ambienti vicini al governatore lombardo, la reale motivazione va ricercata altrove. E qui si aprono due scenari. Il primo: Maroni, fiutando la vittoria del centrodestra a livello nazionale, si starebbe preparando per entrare nel prossimo governo oppure, se il Carroccio superasse Forza Italia, per proporsi come premier di una coalizione che, dovendo optare per un leghista a Palazzo Chigi, lo preferirebbe al posto del ruspante ‘capitano’ Salvini. Anche Silvio Berlusconi, fanno sapere da Forza Italia, darebbe il suo via libera. Ma ci sarebbe anche un’altra ipotesi, decisamente meno politica: Maroni, cioè, sarebbe preoccupato per una non meglio specificata inchiesta della Procura di Milano. Preoccupato al punto tale da rifugiarsi a Roma, dove godrebbe dell’immunità parlamentare? Voci, per ora. Nulla più, anche se i ‘rumors’ circolano con insistenza nei palazzi della politica milanese e lombarda.

La guerra di successione

In ogni caso, l’abbandono di Maroni è certo. E il 4 marzo si vota in Lombardia: cosa farà il centrodestra? Il candidato governatore – è questa è l’unica cosa certa – sarà deciso assieme da Lega Nord e Forza Italia. Salvini, parlando ai microfoni di Radio 1, lancia l’ex sindaco di Varese (ed ex presidente del consiglio regionale) Attilio Fontana, definendolo “adatto per quel ruolo”. Forza Italia, invece, mette in campo un pezzo da novanta, cioè l’ex ministro Mariastella Gelmini, coordinatore ‘azzurro’ in Lombardia e persona di assoluta fiducia di Berlusconi. L’impressione, tuttavia, è che il candidato del centrodestra sarà deciso non in ottica lombarda, bensì romana. Se Salvini punta a Palazzo Chigi (per sé o per Maroni), allora lascerà campo libero a Forza Italia, che tornerà a esprime il governatore lombardo. O meglio, che tenterà di farlo, perché il ritiro di Maroni, senza dubbio, non fa bene all’immagine del centrodestra e dà una chance in più al candidato Pd, Giorgio Gori.