Abbiamo scelto la migliore tendenza nei sondaggi per ogni singolo partito politico. Nessuno, senza alleanze post voto, sarà in grado di formare il governo

5 GENNAIO 2018

di Ersilio Mattioni

ROMA – Il 4 marzo 2018 si vota e, dal giorno dopo, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si troverà alle prese con una terribile decisione: in assenza di vincitori, a chi affidare l’incarico di formare un nuovo governo? Secondo i vari istituti di sondaggi, infatti, nessuno sarà in grado di raggiungere la maggioranza in Parlamento, ovvero 316 seggi alla Camera e 158 seggi al Senato.

Movimento 5 Stelle

Il Movimento 5 Stelle è saldamente il primo partito, accreditato del 29% da ‘Demopolis’ e da ‘Ixè’. Ma con questo risultato eleggerebbe un numero di deputati compreso per i 150 e i 180, nettamente sotto la soglia di maggioranza.

Centrodestra

A vincere le elezioni, in ogni caso, sarà il centrodestra con il 37,4%. A tanto ammonta la somma dei partiti che compongono la coalizione di Silvio Berlusconi, con Forza Italia (17,5% secondo ‘Tecnè) che supera la Lega Nord (14,5% secondo Euromedia). E con Fratelli d’Italia (dati ‘Emg’) al 5,4%, il più alto risultato di sempre. Eppure il centrodestra, in totale, eleggerebbe tra i 230 e i 250 deputati: troppi pochi per governare.

Centrosinistra

Chi soffre nelle retrovie è il Pd di Matteo Renzi, fermo al 26% secondo l’Istituto Piepoli, cui si aggiungerebbe il 3% della lista Più Europa con Emma Bonino (dati Ixè). Se i ‘dem’ avessero provato ad allearsi con Liberi e Uguali (il nuovo soggetto politico fondato da Pietro Grasso), allora le cose sarebbe cambiate, perché il partito di sinistra radicale è accreditato (dati ‘Tecnè) di un lusinghiero 7,9%. In altre parole, il centrosinistra unito potrebbe valere circa il 37% ed essere la prima coalizione del Paese. Divisioni e lacerazioni, invece, rischiano di far arrivare il Pd terzo su tre. Un disastro, soprattutto per Renzi, che in quel caso sarebbe costretto a dimettersi.

Il rebus di Mattarella

Tornando a bomba, cosa farà Mattarella il giorno dopo il voto? Potrebbe dare l’incarico a Luigi Di Maio, leader del primo partito italiano, chiedendogli di andare in Parlamento e cercarsi una maggioranza con chi ci sta: forse Liberi e Uguali o forse un pezzo del Pd anti-renziano. Oppure il Capo dello Stato potrebbe dare l’incarico a un esponente del centrodestra, prima coalizione del Paese. In questo caso la soluzione sarebbe obbligata: un governissimo Forza Italia-Pd con tutti gli altri all’opposizione.