Le liste elettorali scatenano l’ira di numerosi militanti: tra intrighi, retroscena e scissioni interne il segretario ‘dem’, Matteo Renzi, rischia di perdere lo scettro

1 FEBBRAIO 2018

di Alessandro Boldrini

ROMA – Difficilmente ci sarà una riconferma del centrosinistra alla guida del nostro Paese. E questa è più di un’ipotesi: a confermarlo sono i recenti sondaggi, che vedono il Partito Democratico di Matteo Renzi in caduta libera. Ma si sa, in politica, soprattutto in questa sgangherata Italia, tutto è possibile.

Le legge elettorale

Prendiamo, per esempio, la legge elettorale con cui gli italiani saranno chiamati al voto il prossimo 4 marzo, il Rosatellum Bis. Una legge davvero complicata e, per certi versi, anche molto sorprendente. Una legge elettorale che, allo stato attuale, potrebbe garantire la vittoria a ben 3 forze politiche: il centrodestra (formato da Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia-Udc) sarebbe infatti l’unica coalizione in grado di sfondare il ‘muro’ del 40 per cento, assicurandosi così il governo del Paese; il Movimento 5 Stelle si confermerebbe invece primo partito, con all’incirca il 30 per cento delle preferenze degli italiani; mentre il centrosinistra (unione di Pd, +Europa, Insieme, Civica Popolare e Svp) potrebbe addirittura ottenere il maggior numero di seggi in Parlamento. Una vera e propria assurdità.

I due volti del Pd: Renzi e Gentiloni

Centrosinistra, dunque, che non uscirebbe più di tanto ridimensionato da questa tornata elettorale, nonostante gli ultimi sondaggi diano il Pd ai minimi storici. Molte preferenze dipenderanno inoltre da chi sarà il candidato premier scelto dai ‘dem’: il primo ministro uscente Paolo Gentiloni o il suo predecessore, l’enfant prodige di Rignano sull’Arno, Matteo Renzi? Una domanda che per alcuni potrà sembrare scontata, ma che così non è. Da una parte infatti troviamo un uomo che ha saputo traghettare l’Italia fino a queste elezioni e che ha saputo svolgere senza infamia e senza lode il compito affidatogli dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, in un momento storico non facile. Dall’altro troviamo invece colui che il Pd l’ha plasmato, modellato, rendendolo un partito a sua immagine e somiglianza. Matteo Renzi, che piaccia o no, è infatti un abile statista, che ormai sa perfettamente come muovere le fila all’interno del suo partito. Partito che ormai sembra essere più il salotto di casa sua, a causa, forse, della deriva ‘autoritaria’ che il Pd ha assunto negli ultimi mesi, tanto da essere prontamente ribattezzato il PdR (Partito di Renzi). Emblematica è infatti la scelta dei candidati per i collegi uninominali, abilmente architettata dal segretario ‘dem’ in base al suo gradimento personale.

Gli ‘scissionisti’

Scelte che non tutti all’interno del Pd hanno però gradito. Basti pensare alle forti critiche ricevute da alcuni ‘fedelissimi’ del segretario ‘dem’, come il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che ha parlato di “un insulto all’intelligenza” e Carlo Calenda, ministro allo Sviluppo economico, che ha sottolineato come siano “state fatte fuori delle persone serie”. A queste voci si unisce in coro anche chi Renzi non l’hai mai sopportato. Proprio come il sindaco di Milano, Beppe Sala, che nelle liste Pd si sarebbe “aspettato più rispetto degli equilibri”, e che ammette come “Gentiloni abbia fatto meglio di Renzi” e per questo non esclude “che possa continuare la sua esperienza da premier”.

L’asso nella manica

Ma Matteo Renzi, classe 1975 ed ex sindaco di Firenze, non è uno sprovveduto. E forse nel momento più critico, nel quale dai sondaggi risulta essere l’ultimo in classifica per livello di gradimento, ha saputo giocare il suo asso nella manica: Romano Prodi. Il 79enne ex presidente del consiglio, padre dell’Ulivo e dello stesso Pd, infatti, ha da poco preso le difese di Renzi, indicandolo come l’unico candidato che guarda “all’unità del centrosinistra”. E con un ‘garante’ così, Renzi è davvero in una botte di ferro; mentre per Gentiloni, giornalista romano classe 1954 e presidente del consiglio uscente, la strada sembra essere tutta in salita. Ma come già detto, in politica tutto è possibile. Quindi non ci resta che aspettare per sapere chi dei due avrà la meglio.

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