Le cifre del ‘Rapporto sull’economia dell’immigrazione’, redatto dalla Fondazione Leone Moressa, sfata un diffuso e odioso luogo comune

11 LUGLIO 2018

di Ersilio Mattioni

ROMA – Il prossimo 18 ottobre, a Roma, verrà presentato il ‘Rapporto sull’economia dell’immigrazione’, redatto della Fondazione Leone Moressa. Alcune cifre sono già state anticipate. E sono utili per chi vuole approcciarsi, senza pregiudizi, al tema dell’incidenza dei migranti dentro il fragile mondo del lavoro italiano. Intanto, un dato preliminare: dal 2008 al 2016 la presenza dei lavoratori stranieri si è fatta più consistente, passando da 1,7 a 2,4 milioni (pari a un significativo +41%). Di conseguenza il loro peso, sul totale degli occupati, è cresciuto dal 7,3% al 10,5%.

Gli immigrati ci rubano il lavoro? Una balla colossale

Eppure i migrati restano occupati prevalentemente in lavori di medio e basso livello. Oltre un terzo degli stranieri (35,6%) esercita professioni non qualificate, il 29,3% ricopre funzioni da operaio specializzato e solo il 6,7% è un professionista qualificato. Balza agli occhi la concentrazione di stranieri in alcuni settori: il 74% dei collaboratori domestici non è italiano, così come il 56% delle badanti e il 51% dei venditori ambulanti. E ancora: il 39,8% di pescatori, pastori e boscaioli è d’origine immigrata, così come il 30% dei manovali edili e braccianti agricoli. Quanto all’occupazione femminile, in Italia lavorano 9,5 milioni di donne e di queste oltre un milione sono straniere. Tra le collaboratrici domestiche, le immigrate sono il 72%, tra le badanti il 58%. Le donne straniere, di fatto, non riescono ad accedere alle professioni più qualificate.

Nessuna concorrenza tra italiani e stranieri

L’analisi per settori aiuta a capire meglio. Nel commercio, per sesmpio, gli immigrati fanno i venditori ambulanti o al limiti i commessi (dove superano abbondantemente il 90% del totale degli occupati), mentre gli italiani gestiscono e pianificano le vendite. Nell’edilizia, i lavoratori stranieri sono 240.000, quasi tutti operai edili e manovali. In agricoltura, il 29% dei braccianti agricoli e il 39% dei pastori e pescatori è straniero. Gli agricoltori e gli operai specializzati del settore sono invece nell’87% dei casi italiani. Quanto ai servizi alla persona, i migranti hanno il monopolio dei lavori domestici e dei servizi di cura (in particolare agli anziani), ma la loro presenza è irrilevante nelle professioni mediche e infermieristiche. Fondazione Moressa non sembra avere dubbi: l’occupazione immigrata e quella autoctona, in Italia, sono “prevalentemente complementari”. Detto in altri termini, forse più prosaici, gli stranieri non ci possono rubare il lavoro per una ragione assai semplice: svolgono mansioni che gli italiani non si sognerebbero mai di svolgere.

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