Impianti a biogas spuntano come funghi, grazie a generosi incentivi statali: rischi per salute e ambiente

6 FEBBRAIO 2016

di Ersilio Mattioni

ALTOMILANESE – Sembra un’inarrestabile marea, quelle delle centrali a biogas che negli ultimi anni sono spuntate come funghi anche nell’Altomilanese. Di questi impianti si sa poco o nulla, in particolare sui rischi per la salute e per l’ambiente.

Un giro nei comuni

A Turbigo una protesta di massa ha fermato in extremis il progetto, mentre ad Arconate e Dairago l’impianto è stato costruito quasi di nascosto nei boschi della Maddalena e nessuno se n’è accorto. Altre centrali sono in funzione da tempo a Corbetta, Vittuone, mentre Bernate Ticino e Boffalora, come pure Buscate e Cuggiono, litigano per il posizionamento dell’ennesimo sito a biogas. Già, perché i sindaci, a parole, tessono le lodi di questi ritrovati della tecnica che creano energia pulita senza rischio alcuno, ma nei fatti li realizzano ai confini con paese limitrofo.

Il parere dell’esperto

Nel nostro viaggio-inchiesta sulle centrali a biogas registriamo l’opinione del biologo Gianni Tamino “le centrali a biogas e biomasse sono inutili e dannose per la salute e l’ambiente. Questi impianti vengono costantemente proposti su tutto il territorio nazionale per conseguire, una volta realizzati, importanti incentivi economici. Così sono spacciati per fonti rinnovabili, quando in realtà lo sono soltanto formalmente”. Da ciò il titolo di tanti convegni: “Biogas biomasse e biodigestori. Scelta ecologica o ecotruffa?”

La storia

Tutto nasce nel 2008, con una norma contenuta nella legge finanziaria del governo Pdl-Lega guidato da Silvio Berlusconi. L’idea in sé è buona: lo Stato stanzia incentivi alle aziende agricole che hanno problemi a smaltire liquami, deiezioni animali, rifiuti organici, sterpaglie e altri vegetali, consentendo loro di costruire e gestire piccole centrali a biomasse. In questo modo ci si libera dei rifiuti, producendo nel contempo energia alternativa e pulita. Inoltre, si aiuta il settore agricolo, consentendo significativi risparmi e integrandone il reddito. Queste le buone intenzioni del legislatore sul biogas agricolo. Ma le distorsioni non sono tardate ad arrivare, fino al totale capovolgimento delle finalità perseguite.

Gli incentivi statali

Gli incentivi pubblici connessi alla costruzione di tali centrali sono infatti significativi e velocemente remunerativi, tant’è che hanno con grande rapidità destato l’attenzione di tanti investitori privati, quali il più delle volte con l’agricoltura non c’entrano nulla e puntano solo a fare cassa con soldi pubblici, senza curarsi dell’ambiente, della salute pubblica e del sostegno all’economia agricola. Qual è il trucco? Semplice. Basta puntare su impianti di discrete dimensioni (intorno a un megawatt), realizzarli con una spesa di 3-4 milioni di euro, ammortizzare l’investimento in 4 anni (il guadagno è di circa un milione l’anno) e mettersi seduti ad aspettare che la cassa si gonfi di denaro. Il guadagno scaturisce dagli incentivi pubblici: le istituzioni, per favorire le energie alternative, garantiscono ai produttori di energia da biogas, nel momento in cui essi non la usano per se stessi ma la vendono a terzi, un prezzo di acquisto quattro volte superiore a quello di mercato: 0,28 centesimi al kilowatt contro 0,07 centesimi.

La crisi dell’agricoltura

L’inchiesta sulle centrali a biogas coinvolge pure agricoltori e allevatori, in difficoltà per la crisi. In molti mantengono nominalmente tale qualifica di imprenditori agricoli, ma in realtà si trasformano in produttori di biogas allo scopo di rivendere energia. A risentirne sono anche i terreni, che cominciano a essere coltivati con abbondante utilizzo di concimi chimici e di pesticidi.

I disagi

Per coloro che avranno la sventura di vivere e lavorare nei pressi di questi ‘mostri’ spacciati per strutture ecologiche d’avanguardia, i problemi immediati riguardanti la salute e la vivibilità verranno dalle puzze (letame di polli, maiali, bovini utilizzato come biomassa) e dai rumori dei motori. E poi ci sono emissioni nocive in atmosfera (polveri sottili quali e ossidi di azoto) dall’utilizzo del concime. Ma quando i sindaci parlano di “energia pulita” e di “zero rischi”, ne sono davvero sicuri?