Una società canadese, già multata dall’Agcom, offre stipendi da capogiro a giovanissimi e disoccupati. Prima però i lavoratori devono ripagare un kit da 1.300 euro. Il nostro inviato si è infiltrato in un meeting aziendale a Magenta, nel Milanese. Ecco com’è andata

13 DICEMBRE 2017

di Alessandro Boldrini

MAGENTA (MILANO) – A chi non piacerebbe guadagnare soldi senza dover fare nulla? Il sogno di milioni di lavoratori sembrerebbe soltanto un’utopia, se non fosse per le promesse di una società nata in Canada nel 2008, che distribuisce in tutto il mondo un caffè solubile con poteri ‘benefici’, anche a Magenta. La società fonda però la sua grande popolarità sul suo innovativo metodo di vendita: il ‘network marketing’, o più semplicemente ‘passaparola positivo’.

Come funziona

Lo scopo dichiarato è infatti quello di “raggiungere l’uno per cento della popolazione mondiale dei bevitori di caffè”, soltanto spargendo la voce tra amici e conoscenti. L’obiettivo è molto semplice: far entrare in questa rete un numero sempre maggiore di ‘adepti’, attirati dalla prospettiva di guadagni facili, in modo da permettere al sistema di espandersi. Le vendite sono infatti divise tra tutti i partecipanti in diverse percentuali, dando così l’idea di una concorrenza non competitiva. La realtà dei fatti è però ben diversa. A trarne profitto sono soltanto i vertici di questa grande piramide di distributori, che percepiscono la quota più alta, riuscendo così ad arricchirsi. Il target a cui la società canadese mira è quello di giovani studenti o disoccupati, pronti ad accettare qualsiasi proposta, perché illusi di poter avere una rendita fissa mensile senza far fatica.

Il meeting di Magenta

Per capire tutto ciò è però necessario partecipare ad uno dei periodici meeting aziendali organizzati dalla società sul nostro territorio, come quello dello scorso 10 novembre in un bar di Magenta, al quale noi di ‘Libera Stampa l’Altomilanese’ abbiamo preso parte.
L’età media dei partecipanti alle riunioni è di circa 20 anni, ma l’idea che traspare è che le menti di questi piccoli ‘imprenditori’ abbiano subito una sorta di ‘lavaggio del cervello’. Più che vendere i vari prodotti che la società offre (si spazia dal caffè, al tè, alla cioccolata, passando per prodotti dimagranti e integratori proteici), infatti, i giovani distributori vogliono convincere il pubblico all’ascolto dell’opportunità di un guadagno facile (si parla anche di decine di migliaia di euro mensili), ripetendo una serie di slogan che fanno pensare a un’occasione irripetibile. Per entrare a far parte di uno dei team della ‘setta’, è quindi necessario farsi carico di un kit iniziale dal valore di ben 1.300 euro, al quale va aggiunta la spesa per la licenza da venditore.

Maxi multa di 250.000 euro alla società

Proprio per queste motivazioni, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) nel 2014 ha inflitto alla società una multa di 250.000 euro, poiché sviluppa il meccanismo di una comune catena di Sant’Antonio, dove le percentuali rilasciate ai singoli distributori per la vendita dei prodotti sono di gran lunga inferiori a quelle che i vertici dell’azienda incassano su ogni nuova recluta del sistema. A questo punto una domanda sorge spontanea: cos’è questa società canadese, un’opportunità o uno specchietto per le allodole?