“Al Nord la mafia esiste”: è questo il dato principale che emerge dalla ricerca regionale ‘Liberaidee’, un percorso avviato che monitora la percezione del fenomeno mafioso in Lombardia

12 FEBBRAIO 2019

di Alessandro Boldrini

LOMBARDIA – I lombardi, finalmente, si sono svegliati e l’hanno ammesso: “Al Nord la mafia esiste”. E’ questo il dato principale che emerge dalla ricerca regionale ‘Liberaidee’, un percorso avviato nel 2016 dall’associazione antimafia Libera, che si è posta come obiettivo quello di ‘mappare’ la percezione che gli italiani hanno del fenomeno malavitoso. E se fino a poco tempo fa c’era chi ancora sosteneva che “la mafia a Milano non esiste”, oggi la musica sembra essere cambiata.

Il campione

Libera ha somministrato un totale di 495 questionari in Lombardia, pari al 4,8% del campione scelto per la ricerca condotta su territorio nazionale (10.343 questionari), a cui hanno risposto persone con un’età media di circa 25 anni, di cui la maggior parte studenti (78,6%). Generalmente i rispondenti in Lombardia tendono ad auto-collocarsi politicamente nella sfera del centrosinistra – soprattutto i giovani di età compresa tra i 18 e i 25 anni – anche se è presente un’ampia fetta di rappresentati del centrodestra (20,8%), superiore alla quota nazionale (14%); mentre i giovanissimi under 18 rifiutano più frequentemente la tradizionale ripartizione tra destra e sinistra. Comunque, solo il 10,9% dei lombardi si considera “politicamente impegnato”, mentre la maggioranza – il 54,1% – si tiene “al corrente della politica, ma senza parteciparvi personalmente”. Tra questi solo l’11,1% degli intervistati ha partecipato con continuità ad attività e convegni su mafia, vittime di mafia e antimafia; il 49,5% episodicamente; mentre il 39,4% non ha mai preso parte a eventi di questo genere.

La percezione mafiosa

I dati più significativi emergono da questo capitolo della ricerca. Per la maggioranza dei lombardi (32,3%), infatti, la mafia “è un fenomeno preoccupante e socialmente pericolosa”; un buon 26,3% la riconosce come un evento preoccupante, anche se non sempre pericolosa. Insomma, per oltre la metà dei rispondenti lombardi (58,5%) la presenza della mafia nella propria zona è preoccupante, ma solo in tre casi su cinque è ritenuta anche un elemento che possa minare la libertà e l’indipendenza dei singoli cittadini. A questo, però, va aggiunto un ulteriore 29,5% di intervistati che considera la mafia “un fenomeno marginale”: incredibilmente, il 2,6% sostiene ancora che la mafia “esiste solo nel Sud Italia” e non è dunque visto come un problema nazionale. La stragrande maggioranza dei rispondenti al questionario, l’80%, invece ritiene che la criminalità organizzata di stampo mafioso, in tutte le sue forme e manifestazioni, valichi i confini nazionali e sia addirittura “un fenomeno globale”.

I reati mafiosi

Secondo il 64,3% dei lombardi, quando si parla di mafia si parla di narcotraffico. Sono quindi gli stupefacenti, secondo i cittadini, il business principale della malavita; seguiti dagli appalti truccati (36,5%), dalla gestione del lavoro nero (26,8%), dal riciclaggio di denaro sporco (25,8%), dalla corruzione dei dipendenti pubblici (21,1%), dallo sfruttamento della prostituzione (19,1%). Solo noni pizzo ed estorsioni (13,8%), 11esimi gli omicidi (6,1%), e 12esimo il voto di scambio, 5,9%, nonostante il caso eclatante dell’ex assessore alla Casa della giunta guidata da Roberto Formigoni, Domenico Zambetti, condannato dalla Corte d’Appello di Milano a 7 anni e 6 mesi per aver comprato 4.000 voti (a 50 euro l’uno) dalla ‘ndrangheta per le Regionali del 2010. Episodio che si concluderà poi con lo scioglimento della giunta regionale guidata dal Celeste e anche del consiglio comunale di Sedriano, primato nella storia lombarda.

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