Un’opera inutile per l’economia e dannosa per l’ambiente piace a destra e a sinistra: gli affari sono bipartisan. Aiutare i ‘No Tav’ significa dare una mano a noi stessi 

17 DICEMBRE 2018

di Ersilio Mattioni

VALSUSA – Perché un’opera inutile per l’economia e dannosa per l’ambiente piace tanto a destra e sinistra? La risposta affonda le sue radici indietro nel tempo. E forse, in molti, si sono dimenticati che il primo accordo Italia-Francia per costruire l’Alpetunnel ferroviario è datato 1990. Allora il commercio  fra le due nazioni era fiorente e il treno era considerato il mezzo più idoneo per trasportare merci e persone, accorciando i tempi. Sono passati ventotto anni e nel frattempo il commercio Italia-Francia è diminuito di circa dodici volte, oltre a non considerare che le persone, oggi, si spostano in aereo. La convenienza del ‘Tav’, il treno super veloce, è stata spazzata via dalla storia e dal progresso. Eppure qualcuno insiste ancora nel sostenere che bucare una montagna con un cuore di uranio è una buona idea, che la protesta della Valsusa è la solita sceneggiata di chi dice ‘No’ a tutto, che senza costruire quella maledetta ferrovia l’Italia sarà tagliata fuori dal resto dell’Europa. Balle.

Il movimento ‘No Tav’ è forse l’ultima frontiera di civiltà. E rappresenta il modo più intelligente di manifestare il dissenso. I cittadini della Valsusa – ai quali nel corso di un decennio hanno fatto digerire la variante della ferrovia, quella del raccordo autostradale e l’esproprio delle case, pagate con un ventennio di ritardo – si sono prima documentati, hanno formato pool di esperti, hanno redatto studi di tipo ambientale ed economico, hanno incessantemente chiesto il confronto con la politica, venendo sempre ignorati. Alla fine sono scesi in piazza, quando nel 2003 il governo Berlusconi militarizzò la Valsusa, spendendo l’esercito in montagna e cominciando a ipotizzare il reato di terrorismo nei confronti di inermi cittadini, il cui unico torto è quello di difendere un territorio dalla devastazione. A quei tempi, assieme ai manifestanti, c’era la Lega Nord. Che oggi ha cambiato idea, sostiene il ‘Tav’ e non ha mai spiegato perché.

Ma chi volesse capirci un po’ di più, almeno una cosa, la può fare: leggere i nomi di chi ci guadagna. A cominciare dalle cooperative rosse dell’Emilia Romagna, che si accaparrarono i primi studi sull’impatto ambientale, per proseguire con l’ex ministro ‘berlusconiano’ Pietro Lunardi, titolare delle infrastrutture e, nel contempo, a capo di una delle più grosse società di progettazione. Nell’affare ‘Tav’ entrarono tutti: aziende in orbita Pd, aziende in orbita Pdl e aziende in orbita Forza Mafia, perché nel cantiere di Chiomonte arrivò pure la ‘ndrangheta con una società riconducibile alla cosca Gallace.

Ecco, forse adesso è più facile comprendere perché c’è gente disposta a tutto pur di bucare una montagna e farci correre un treno semi vuoto. Allora, eticamente, tutti dovremmo stare con la Valsusa. Semplici cittadini, giovani e anziani, studenti, imprenditori e liberi professionisti sono quasi riusciti, soli contro tutti, a vincere una battaglia impossibile. Mancano pochi passi per tagliare il traguardo. Diamo loro una mano. La daremo anche a noi stessi.

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