L’inchiesta delle forze dell’ordine ‘The Hole’ sgomina un traffico di droga nel Nord Italia. Coinvolti anche i comuni di Sedriano e Cerro Maggiore, nel Milanese: 22 arresti

15 MAGGIO 2018

di Lorenzo Rotella

ALTOMILANESE – Fiumi di cocaina in Nord Italia e lo zampino della ‘ndrangheta. L’operazione dei carabinieri del Comando Provinciale di Milano – denominata ‘The Hole’ – ha portato al sequestro di agli arresti di 23 persone coinvolte in un traffico di droga e legate alla mafia: 16 sono finiti in carcere, 6 agli arresti domiciliari e uno con l’obbligo di presentazione. Le indagini dei militari, cominciate alla fine del 2015, sono terminate alla fine di aprile. E’ stato scoperto un immenso giro di stupefacenti, con due organizzazioni criminale sparse per la Lombardia: la ‘batteria’ di Michele Antonino, tra Baranzate e Bollate, e la ‘batteria’ di Giuseppe D’Aiello, che da Garbagnate Milanese raggiungeva il cuore di Milano e si espandeva anche nei territori dell’Altomilanese.

La ‘batteria’ di Baranzate e Bollate

Il Comune di Bollate era il quartier generale di Michele Antonino: qui si organizzavano le strategie, partivano i carichi di droga e s’incontravano le persone coinvolte nell’inchiesta ‘The Hole’. Fra i principali aiutanti di Antonino c’erano anche i cugini Antonio e Domenico Barbaro, che si occupavano delle relazioni con i clienti nel territorio, dando loro appuntamento in diversi posti: bar, capannoni industriali, negozi, centri Sisal, davanti alle scuole, all’ospedale e alla stazione e, a volte, all’interno di alcune abitazioni. A Baranzate, invece, i Barbaro e Antonino s’incontravano presso l’appartamento di uno di loro, col preciso scopo di smistare la droga, venderla e fare affari. Stando alle indagini delle forze dell’ordine, inoltre, veniva usato anche un conto corrente registrato presso la filiale di Bollate della Banca Popolare di Milano, dal quale ogni giorno veniva prelevato un quantitativo di denaro non superiore ai 900 euro. In questa ‘batteria’, inoltre, sono coinvolti anche i Comuni di Milano, Baggio, Varese, Corsico, Brescia, Novate Milanese e Cesano Boscone.

La ‘batteria’ dell’Altomilanese

Divisa in due parti, l’organizzazione aveva diversi stabilimenti anche nel territorio dell’Altomilanese, con a capo Giuseppe D’Aiello insieme al fratello Alberto D’Aiello. Quelli principali si trovavano nei Comuni di Garbagnate Milanese e Milano, ma la rete si espandeva ben oltre, raggiungendo anche Paderno Dugnano, Fino Dornasco, Novate Milanese, Bollate, Bergamo, Legnano, Rescaldina, Sedriano e Cerro Maggiore. Lo smercio, come nel caso della ‘batteria’ di Antonino, riguardava in prevalenza la cocaina.

Il traffico di cocaina

Le partite messe sul mercato dall’organizzazione di D’Aiello e Antonino, per la precisione, era cocaina cloridrata, con un grado di purezza che oscillava tra il 50 e l’80 per cento. In questo modo, con soli 20 grammi si potevano produrre fino a 130 dosi. Le forze dell’ordine hanno intercettato anche il linguaggio usato dai soggetti coinvolti nell’inchiesta relativo alle compravendite. Le ‘stelline’, per esempio, erano dosi da 20 euro inferiori al grammo. Le ‘stellone’, invece, erano i prodotti tipici riconosciuti nel mercato del narcotraffico, ovvero dosi da un grammo dal valore di 60 euro. A volte veniva usato il termine ‘gamba’ per indicare una partita, altre volte semplicemente si indicavano come ‘mezza’ una dose da 50 grammi e ‘intera’ quella da 100 grammi.

L’arresto decisivo a Sedriano

Un’importante svolta nelle indagini dei carabinieri avviene con l’arresto del 40enne Luca Sabattini – uno dei soci più importanti di Giuseppe D’Aiello – effettuato l’11 aprile 2016. L’uomo, all’epoca residente a Cerro Maggiore, avrebbe dovuto consegnare una partita da 100 grammi di cocaina presso un capannone industriale di Sedriano. Ma le forze dell’ordine, intercettando le conversazioni, sono intervenute cogliendo l’uomo in flagranza di reato e sequestrando il carico. Sabattini ha dichiarato diverse cose ai militari che lo hanno interrogato, ma su un soggetto coinvolto nell’inchiesta non riescono ancora ad avere il quadro completo. Si tratta di Massimo Rosi, 50enne pluripregiudicato per traffico di stupefacenti e grande fulcro della rete di spaccio delle due ‘batterie’. Sabattini, su di lui, non dice nulla perché ha paura. “A differenza di tutti gli altri – afferma – quel’uomo è in contatto con soggetti di origine calabrese ritenuti pericolosi”. Nell’inchiesta ‘The Hole’, infatti, i carabinieri scoprono diversi legami con gli Strangio, una delle ‘ndrine più potenti del territorio di San Luca, Comune della Calabria.

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L’esterno del centro estetico ‘Beauty Center’ nel Move In di Cerro Maggiore

Il primo arresto di Giuseppe D’Aiello

Il 26 aprile 2016, in un condominio di Milano, D’Aiello stava consegnando personalmente una partita di cocaina a un cliente. I militari operanti nel territorio sono però intervenuti creando un posto di blocco. Ma D’Aiello, a bordo di un Porsche Cayenne noleggiato, lo ha forzato e si è diretto a tutta velocità e in contromano per alcune vie della città. Dopo un folle inseguimento, i carabinieri lo fermano e lo arrestano. Durante la perquisizione trovano una beretta semiautomatica rubata durante un furto compiuto a Milano nel 2010 (modello Millenium con 3 cartucce calibro 380 e 4 colpi da 9 millimetri), 188 grammi di cocaina (pura all’82,97 per cento e pronta per essere confezionata in 877 dosi) e altri 53 grammi lanciati dall’auto in corsa (pura al 71,56 per cento e pronta per 207 dosi). Per l’occasione, però, non viene disposta nessuna successiva misura cautelare, sino ovviamente a quella emessa la scorsa settimana.

Gli affari all’esterno del ‘Beauty Center’ del Move In di Cerro Maggiore

Un altro grande punto d’incontro di questa organizzazione era il centro estetico ‘Beauty Center’ del centro commerciale Move In, nel Comune di Cerro Maggiore, gestito dal titolare 31enne Mattia Peitavino (ritenuto a conoscenza dei fatti e complice di Rosi dalle forze dell’ordine). All’esterno del negozio – oggi posto sotto sequestro preventivo dalle forze dell’ordine – Massimo Rosi si ritrova spesso con soggetti di origini calabresi e legati alle ‘batterie’ di Antonino e D’Aiello. Rosi era un assiduo frequentatore del ‘Beauty Center’, per questo motivo i cugini Barbaro e Giuseppe D’Aiello s’incontravano lì per organizzare lo smercio di droga nel territorio dell’Altomilanese. Tutto questo avveniva tra marzo e maggio del 2016.

La conclusione delle indagini e gli arrestati

Con il blitz congiunto delle forze dell’ordine, avvenuto lo scorso giovedì 3 maggio, sono state arrestate 23 persone con l’accusa principale di traffico di stupefacenti . Il Tribunale di Ivrea impone il carcere per Antonio Agresta, facente parte della ‘batteria’ di Michele Antonino. E’ però il Tribunale di Busto Arsizio a procedere con le altre misure di custodia cautelare. Finiscono dietro le sbarre Luca Sabattini, Massimo Rosi, Michele Antonino, Antonio e Domenico Barbaro, Davide Cannone, Alberto e Giuseppe D’Aiello, Moreno Lamantea, Francesco Lo Iacono, Alessandro Padula, Rosanna Pitino, Jacopo Riva, Vincenzo Scilletta e Sara Soliman. Finiscono invece agli arresti domiciliari il titolare del ‘Beaty Center’ Mattia Peitavino (cui vengono anche sequestrati in via preventiva una Opel Mokka – spesso utilizzata da Rosi per i suoi incontri – e il centro estetico ‘Beauty Center’), Mario Danesi, Eleonora Franzoso, Vincenzo Marengo, Vincenzo Junior Romito e  Francesco Zagari. Una misura domiciliare con l’obbligo di presentazione presso la stazione dei carabinieri competente per il luogo di residenza tocca invece a Mattia Emanuel Roselli.

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