Presentato a Palazzo Pirelli il primo dossier completo sulla presenza mafiosa in Lombardia: i boss dominano incontrastati in provincia di Milano e in Brianza

22 LUGLIO 2018

di Alessandro Boldrini

MILANO – E’ la prima grande ricerca sulla presenza delle mafie in Lombardia. E rivela un quadro allarmante. E’ stato presentato al pubblico lo scorso mercoledì 18 luglio 2018 a Palazzo Pirelli lo studio realizzato dall’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università degli Studi di Milano (Cross), commissionato e finanziato dalla giunta regionale lombarda, che monitora il livello di radicamento delle organizzazioni mafiose nel nostro territorio. All’incontro erano presenti il coordinatore del progetto, Nando Dalla Chiesa; Alessandra Dolci, capo della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Milano; il consigliere regionale e presidente della Commissione Antimafia, Monica Forte (M5S) e due giovani ricercatori del Cross, Samuele Motta e Filomena De Matteis.

I relatori dell’incontro a Palazzo Pirelli, sede del Consiglio regionale lombardo

Il metodo

“Per realizzare questo studio – spiega Dalla Chiesa – non ci siamo basati sui semplici dati statistici. Oggi le statistiche non sono abbastanza e, addirittura, finiscono per falsare i risultati. Basti pensare che la maggior parte delle Procure non tiene conto degli incendi dolosi, che spesso vengono derubricati a semplici atti vandalici o a episodi fortuiti”. Un metodo innovativo, dunque, quello applicato dai ricercatori, che si avvale di una grande pluralità di contenuti: “Abbiamo analizzato atti giudiziari, – prosegue Dalla Chiesa – relazioni della Dia (Direzione Investigativa Antimafia, ndr), verbali delle Forze dell’ordine, interviste a testimoni e collaboratori di giustizia, articoli comparsi sulla stampa locale e, perfino, inchieste pubblicate sui giornalini scolastici”.

Da sinistra: il professor Nando Dalla Chiesa e il capo della Dda di Milano, Alessandra Dolci

La struttura della ricerca

Lo studio si divide in due sezioni principali: un ‘taglio territoriale’, dedicato all’analisi del radicamento delle cosche nelle singole province lombarde e un ‘taglio tematico’, che individua nella misura del soggiorno obbligato, nel fenomeno della corruzione e nella confisca dei beni i tre sintomi della presenza mafiosa in un determinato territorio. Presenza che si è presto trasformata “in una vera e propria forma di colonizzazione del territorio lombardo da parte delle principali mafie: Cosa nostra, camorra e, soprattutto ‘ndrangheta”, afferma Dalla Chiesa. “Lo sviluppo del dominio delle associazioni mafiose – continua – è andato di pari passo con lo sviluppo economico di questo territorio, dalla stagione dei sequestri di persona a fini estorsivi (1974-1983, ndr) fino all’avvento dei ‘narcodollari’, vale a dire l’invasione del mercato da parte dei soldi ricavati dalla vendita degli stupefacenti”.

L’indice di presenza mafiosa in Regione Lombardia

I dati allarmanti

A destare preoccupazione è la mappa che mostra l’indice di presenza mafiosa in Lombardia. Su una scala da 1 a 5 (dove 1 indica il livello più alto), possiamo osservare come la densità mafiosa sia più elevata nelle province di Milano e Monza-Brianza, anche se in aumento nell’hinterland di Varese, Como, Lecco e Pavia. Nelle province di Lodi e Mantova, infine, l’indice è affiancato da una piccola freccia, che indica un valore in continua ascesa. Le province di Milano e Monza Brianza, inoltre, sono le zone in cui si concentrano la maggior parte dei beni confiscati ai boss. “Secondo gli ultimi dati forniti dal portale ‘Open Re.G.I.O.’ a ottobre 2017, – spiega Filomena De Matteis – i beni immobili confiscati in Lombardia erano 1.886 (al quinto posto in Italia, ndr), di cui il 45% nella sola provincia di Milano. Di questi, la maggior parte sono stati riqualificati e ospitano ora progetti di sicurezza sociale e attività di formazione, creando appositi spazi per i giovani”.

Il grafico dei beni immobili confiscati alle mafie in Lombardia

Le strategie commerciali

Il discorso cambia radicalmente con le aziende: delle 266 sequestrate dalla magistratura fino all’ottobre dello scorso anno, il 90% è finito in liquidazione. “Mentre al Sud – prosegue De Matteis – molte neonate attività commerciali si insediano nelle ditte sequestrate, al Nord manca ancora questo tipo di cultura e perciò le società, nella maggior parte dei casi, finiscono per essere abbandonate”. Lo studio rivela, infine, che gli investimenti delle associazioni mafiose si concentrano per la maggior parte a Milano e dintorni (68%), dove i clan riciclano il denaro ‘sporco’ aprendo società (per la maggior parte imprese edili) a responsabilità limitata (Srl), facili da creare, da gestire tramite prestanome e, soprattutto, da ‘occultare’ all’occorrenza.

Gli ‘affari’ delle mafie in Lombardia

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