La ‘Black Axe’ africana conta oltre 100.000 affiliati in tutta Italia e ha già conquistato i mercati illeciti del Sud, prendendo il posto dei clan nostrani

4 GENNAIO 2019

di Alessandro Boldrini

MILANO – Metà Africa metà Europa. È questo il titolo di una canzone del mitico cantautore crotonese Rino Gaetano, contenuta nel suo ultimo album, ‘E io ci sto’ del 1980. Ma queste quattro parole sono anche il punto di partenza della nostra storia. Una storia di droga, di prostituzione, di riti tribali e di violenza. Una storia di mafia: la mafia nigeriana.

Il rito di affiliazione

E per raccontare questa storia è bene partire dall’inizio, dai riti di affiliazione. Gli ignoranti (così vengono chiamati quelli che aspirano a essere affiliati) vengono picchiati mentre – inginocchiati e a occhi chiusi – attraversano un percorso chiamato Slave Trade (letteralmente ‘la tratta degli schiavi’). Ai lati di questo breve tragitto si posizionano otto persone, che colpiscono i futuri affiliati con un frustino di pelle animale che lascia profonde cicatrici, il keboko. A questo punto gli ignoranti raggiungono un’area formata da sette candele, disposte a terra per disegnare una bara. Qui passano sotto le gambe divaricate di un uomo e poi raggiungono il Priest (dall’inglese ‘prete’), che prima fa bere loro il kakoma un intruglio a base di droghe che, secondo la leggenda, li ucciderà in caso di tradimento – per poi sputargli in faccia e colpirli violentemente con uno schiaffo sul volto, chiamato anche l’Ultimo schiaffo.

La conquista del Sud

Ed è forse grazie a riti brutali come questi che, in Italia, la mafia nigeriana ha preso piede, andando prima a braccetto e poi prendendo a gomitate i clan nostrani, pur di conquistarsi una fetta di mercato tutta sua. Basti pensare che attualmente la Black Axe (‘ascia nera’, cuore pulsante della mafia di Benin City) conta circa 100.000 affiliati lungo tutto lo Stivale. Un numero impressionante, che non è di certo passato inosservato, tanto che nel Meridione Cosa nostra (in Sicilia) e camorra (in Campania) hanno deciso di ‘allearsi’ e collaborare con gli africani, così da spartirsi i profitti e non darsi fastidio. A Palermo, ad esempio, i nigeriani – come documentato dalla Dia – controllavano il traffico di droga al Ballarò, il più antico mercato della città, sotto l’egida dei boss di Porta Nuova, Giuseppe e Giovanni Di Giacomo. Lo stesso accade anche dalle parti di Napoli, dove i clan camorristici scendono a patti con gli uomini della Black Axe, soprattutto per la gestione del traffico di eroina e crack.

Da succursale a holding criminale

Ma ai crudeli mafiosi del continente nero questo non basta. Nel giro di pochissimi anni, infatti, hanno deciso di mettersi in proprio e di non sottostare più alle regole dei boss locali, creando così ‘zone franche’ sfuggite al controllo delle istituzioni e sconosciute all’opinione pubblica, i cui riflettori sono puntati unicamente su Cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta. Ne è un esempio Castel Volturno (CE), la roccaforte della mala nigeriana, dove grazie al silenzio omertoso dei cittadini la Black Axe è prosperata fino al punto di ottenere il monopolio quasi esclusivo della prostituzione delle giovani connazionali, del capolarato delle donne rumene e albanesi (pagate un euro al giorno per lavorare nelle piantagioni) e del mercato delle droghe sintentiche.

MM, missione Milano

Prostituzione e droga. Sono questi gli assi nella manica della Black Axe, i due ‘cavalli vincenti’ su cui puntare. Ma non più al Sud, dove il mercato è stretto ed è impossibile starci tutti. Bensì al Nord, più precisamente a Milano. In realtà, in Lombardia la già ribattezzata ‘Cosa nera’ è presente da tempo, come dimostrano le informative delle Forze dell’ordine degli ultimi anni. Qui soggiornano infatti alcuni dei principali boss nigeriani, che controllano il business della prostituzione, con giovani ragazze prese direttamente dai centri di prima accoglienza e costrette – con le botte o con i riti voodoo – a vendere il proprio corpo ai bordi delle strade padane. Ma questo non è che un ‘biglietto da visita’. Perché il vero obiettivo è solo uno: conquistare le ricchissime piazze di spaccio della capitale morale d’Italia, partendo magari dalla provincia. Una missione non impossibile, soprattutto se lo Stato non si deciderà ad aprire gli occhi e a combattere i clan del continente nero con i mezzi adeguati. Altrimenti anche il Nord, dopo il Sud, finirà per diventare una colonia e a quel punto sarà troppo tardi. Anche perché, qui, di spazio ce n’è per tutti.

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