A Corsico, nel Milanese, gli inquirenti mettono a segno un duro colpo alla criminalità organizzata che gestiva lo spaccio di droga nell’hinterland

30 OTTOBRE 2018

di Andrea Cattaneo

CORSICO (MILANO) – Smantellata l’organizzazione che gestiva il traffico di droga nell’hinterland, 14 gli arresti compiuti dai carabinieri della compagni di Corsico, tra i fermati quattro membri legati alla famiglia di ‘ndrangheta Barbaro-Papalia. L’operazione, nome in codice “Quadrato” ha messo in luce, ancora una volta, gli affari illeciti della potente cosca trapiantata in Lombardia. A gestire il traffico, secondo gli inquirenti ci sarebbero stati i fratelli Barbaro, sotto di loro una rete di galoppini e pusher, quattro dei quali di origine marocchina, che distribuiva la droga nei paesi dell’hinterland. Al vertice dell’organizzazione ci sarebbero quattro fratelli Barbaro: Francesco, di 32 anni già in carcere per altri motivi, Giuseppe incensurato di 24 anni, Salvatore, incensurato di 30 anni; e Antonio Barbaro, di 33 anni. Quest’ultimo, il maggiore dei fratelli, è considerato un membro di spicco dell’organizzazione della quale avrebbe preso il comando dopo l’arresto del fratello Francesco. I militari hanno catturato Antonio e Salvatore Barbaro al confine con l’Austria, mentre Giuseppe è stato sorpreso nel suo appartamento di Buccinasco, alle porte di Milano.

Le indagini

“L’indagine è durata sette mesi, durante questo periodo abbiamo sequestrato in due occasioni 800 grammi di cocaina pura al 67 per cento – ha dichiarato il Pubblico ministero David Monti – E’ più importante colpire l’organizzazione che il grosso carico eclatante”. Gli inquirenti sono partiti dallo spaccio in strada affidato a un gruppo di marocchini e, una volta accertato il loro ruolo, hanno risalito la corrente del fiume di cocaina individuando i fratelli Barbaro a capo della filiera di distribuzione. La droga veniva nascosta a casa di Francesco Truglia, un 49enne già in carcere, che aveva messo a disposizione il suo appartamento in un palazzo popolare costantemente controllato dalle vedette dei Barbaro. I carabinieri sono riusciti con uno stratagemma a entrare in casa e a piazzare telecamere nascoste. Successivamente il gruppo ha spostato il suo covo in un’autofficina.

La dinastia dei Barbaro

Barbaro-Papalia, una famiglia che affonda le radici nella storia della ‘ndrangheta in grado di creare il suo impero nel profondo nord, a soli pochi passi da Milano. L’ultima sentenza che ha colpito il clan calabrese in Lombardia, e che non è in nessun modo collegata alla già citata operazione carabinieri, riguarda Rocco Barbaro, ritenuto il reggente della ‘Lombarda’, la struttura di vertice della ‘ndrangheta in Lombardia. Rocco detto ‘U Sparitu’, perché latitante per quasi due anni prima di essere arrestato a Platì, è considerato il boss del narcotraffico tra l’Italia e il Sudamerica. Rocco Barbaro è stato arrestato nel maggio 2017 ed è stato condannato a 16 anni di carcere il 10 ottobre scorso. La sentenza, emessa dall’ottava sezione penale milanese, lo ha riconosciuto responsabile di associazione mafiosa e di intestazione fittizia di beni. Secondo i giudici, a lui era riconducibile il Bar Vecchia Milano in corso Europa, a pochi passi dal Duomo. Rocco Barbaro, 53 anni, lo avrebbe acquistato attraverso lo schermo di prestanome. Rocco Barbaro è figlio di Francesco Barbaro, capo dell’omonima cosca di Platì che sta scontando in carcere una condanna all’ergastolo per l’omicidio del brigadiere Antonino Marino, avvenuto a Bovalino, in provincia di Reggio Calabria, nel 1990.

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