Magenta, area Novaceta: operai senza lavoro, dirigenti a processo per bancarotta e giunta Pd che fa diventare i terreni residenziali. Storia di crisi e spregiudicatezza

24 GENNAIO 2016

di Ersilio Mattioni e Riccardo Sala

MAGENTA (MILANO) – Gli operai hanno perso il lavoro, i dirigenti sono in tribunale per bancarotta e il comune di Magenta (che non si è neppure costituito parte civile al processo) pensa al futuro, valorizzando un’area ‘maledetta’, l’area Novaceta, simbolo della crisi economica e insieme della spregiudicatezza di finanzieri senza scrupoli, che nel nuovo strumento urbanistico di Magenta varrà oro: 14 milioni di euro la sezione industriale (140.000 metri quadrati per un valore di 80-100 euro l’uno) e 6 milioni la parte che diventerà edificabile (45.000 metri quadrati per un valore compreso fra i 100 e 150 euro l’uno).

I numeri della Novaceta

Totale da capogiro per la zona della Novaceta di Magenta: 20 milioni di euro solo per il terreno, senza calcolare il giro d’affari di quella che ha tutte le sembianze di una speculazione edilizia, con indici volumetrici che crescono rispetto al passato: da 0,30 a 1, cioè un metro cubo per ogni metro quadrato. E quando sorgeranno i palazzi, gli appartamenti verranno venduti a 1.300 euro al metro quadrato, almeno questa è la media dei prezzi nel quartiere della stazione della città di Magenta. Chi ci guadagna? L’amministrazione Pd guidata da Marco Invernizzi non ha dubbi: la città di Magenta stessa, perché conserverà 140.000 metri quadrati di area industriale, cui se ne aggiungeranno altri 14.000 di servizi pubblici (l’Ex Cral che diventerà un parco) e 15.000 di parcheggi.

I proprietari dell’area Novaceta

D’accordo, ma dalla valorizzazione dell’area Novaceta di Magenta chi ci guadagna? I proprietari, ovviamente. Che sono due. Il primo: Unicredit, la banca ‘amica’ del Pd che sostenne la scalata di Matteo Renzi già alle primarie del 2013. Il colosso bancario possiede infatti terreni e immobili nelle aree Novaceta ed Ex Cral. Il secondo: Snia, l’azienda chimica e tessile che era proprietaria dello stabilimento Novaceta a Magenta e che si ritrova oggi nelle mani quei pregiati 45.000 metri quadrati destinati alla residenza con indici più che triplicati rispetto al passato.

Chi comprerà l’area Novaceta?

Snia però, pur non essendo ancora né in fallimento né in liquidazione, si trova in stato di insolvenza. E allora, con ogni probabilità, sarà costretta a vendere l’area della Novaceta. Certo, la giunta di Magenta le ha fatto un bel regalo, perché cedere un appezzamento che nel frattempo è diventato edificabile con volumi appetibili è più semplice. Ed è una cosa che non capita tutti i giorni. Ma così è la politica, che da un lato annuncia “consumo di suolo zero” e dall’altro prevede una singolare eccezione. Chi comprerà la proprietà Snia? Magari si farà avanti un nuovo acquirente, un grosso costruttore, una società liquida e in salute, perché di soldi ce ne vogliono davvero tanti. E chi meglio di una banca? Allora forse sarà la stessa Unicredit ad acquisire l’intero complesso a Magenta, diventando l’unica titolare di un’area che a quel punto potrà essere chiamata, anche in via formale, ex Novaceta.

I politici e la Novaceta

Se l’operazione di oggi l’avesse fatta una giunta Pdl, in tanti la definirebbero ‘spericolata’. Invece, a portare avanti il progetto, è la giunta di Magenta Pd, mentre l’opposizione di Forza Italia e Lega Nord dorme sonni profondi, preferendo la guerra ai ‘vucumprà’ nel parcheggio dell’ospedale di Magenta e ai migranti che vivono nella Vincenziana. Ma se gli ‘Azzurri’ almeno stanno zitti, il Carroccio di Magenta parla. E nel tentativo di giustificare un immobilismo imbarazzante, il capogruppo leghista Simone Gelli ricorda i suoi numerosi interventi sul tema della Novaceta (quali?) negli anni in cui era assessore a Magenta (2007-2012), immemore del fatto che il nuovo strumento urbanistico è stato appena presentato e che, sul cambio di destinazione dell’area Novaceta la Lega non ha proferito parola. Insomma, una figura che definire magra è ancora poco, segno di un dilettantismo imbarazzante. L’impressione in ogni caso è che, al di là dei proclami, destra e sinistra siano perfettamente d’accordo.

L’area Novaceta in cifre

216.000 mq – La grandezza totale dell’area Novaceta

140.000 mq – La parte dell’area Novaceta che il nuovo Pgt renderà industriale

45.000 mq – La sezione che la Giunta prevede come edificabile

100/150 euro – Il valore al metro quadrato dell’area da costruire

15.000 mq – La sezione prevista per i nuovi parcheggi

L’opinione sulla Novaceta dell’assessore al Territorio di Magenta, Enzo Salvaggio (Pd)

MAGENTA (MILANO) – Il nuovo Piano di governo del territorio (Pgt) di Magenta ha scatenato le polemiche. Prima fra tutte quella dei proprietari dei terreni periferici, che si vedranno azzerare la possibilità di costruire, come per i terreni del cosiddetto ‘Business Park’ al confine con Robecco, di fronte invece alla valorizzazione dell’area Novaceta, proprietà di Snia e Unicredit. Ma l’assessore al Territorio di Magenta, Enzo Salvaggio, è netto: “Non favoriamo nessuno, se non la città. Nostro obbiettivo è diminuire il consumo di suolo e riutilizzare le aree che sono già edificate e abbandonate. Il ‘Business Park’ è molto simile a Novaceta come dimensioni, ma è costituito principalmente da campi. Con la nuova variante si torna a com’era prima del Pgt del 2010, quando quelle aree erano agricole. Novaceta ha una destinazione ben precisa e, nello scegliere, abbiamo preferito ‘riciclare’ quella zona piuttosto che aprire nuovi cantieri in campagna”.

I maligni indicano ‘attenzione per Unicredit, a detta di molti ‘la banca amica del Pd’. L’assessore non si scompone: “Fosse stata qualunque banca, a noi interessava dare nuova vita alla Novaceta. Molti spingevano per l’esproprio dell’intero lotto, ma avremmo dovuto spendere quasi 14 milioni di euro, soldi che non abbiamo. Inoltre, Unicredit ci è venuta incontro, spendendo 8 milioni di euro per la bonifica dall’amianto. La parte industriale sarà vantaggiosa per Unicredit, ma noi salviamo terreno agricolo e acquisiamo un parco. Il proprietario dell’altro terreno invece costruirà case anziché attività commerciali (in quella zona già troppo intense). Infine, guadagneremo un ampio parcheggio per pendolari e residenti”.

L’intervento del Movimento Popolare Dignità e Lavoro sull’area Novaceta: una vergogna magentina a 360 gradi

Egregio direttore, abbiamo letto, con attenzione gli articoli pubblicati su “l’Altomilanese”  di venerdì 15 gennaio u.s. e fa piacere che, finalmente, dopo circa sette anni (c’è la denuncia del Movimento Popolare Dignità e Lavoro datata giugno 2009) si ricorda che “ l ‘area (adesso ) vale oro”. Lo stabilimento è stato chiuso proprio perché le proprietà avevano intenzione di speculare su quelle aree che valevano oro, ma già dall’anno 2000, e poi con gli accordi tra società (Snia e Novaceta) , e poi con l’avvento degli immobiliaristi del gruppo Cimatti nel 2002, e poi con l’acquisizione da parte di Unicredit nel 2005, poi con gli specialisti delle finte crisi industriali ( lo stesso Cimatti ed il gruppo di Lettieri ) per arrivare appunto alla fermata degli impianti nel 2009 ed  alla chiusura totale dello stabilimento. Cose che avevamo detto e “certificato“ noi e ribadito ufficialmente dalla Procura milanese, oggi, con una ventina di soggetti rinviati a giudizio per bancarotta fraudolenta.

Anche se il Movimento Popolare Dignità e Lavoro ha tenuta alta l’attenzione dell’intera vicenda per questi ultimi sette anni (ed ancora da prima),  è  vero, invece, che la stampa cittadina, pur riportando le segnalazioni che avvenivano unicamente dal gruppo movimentista magentino, non ha mai ritenuto opportuno sottolineare come questa battaglia fosse stata snobbata da tutte le forze politiche ed istituzionali del territorio e che tale battaglia, di verità e di civiltà, fosse combattuta da un movimento di cittadini, pur politico, che, anche per i motivi indicati, è stato costretto ad essere  palesemente in conflitto con la precedente amministrazione magentina e con quella attuale.

Ma oggi, nel 2016, i nodi finalmente sono venuti al pettine. Ci si ricorda che i terreni “valgono oro”, che la speculazione edilizia passa per la crescita degli indici volumetrici ( da 0,30 ad 1  !!! ) , e che tutta l’area è centrale, rispetto al territorio, ed è di gran pregio.

Ciò che ci fa letteralmente imbestialire, e dovrebbe suscitare lo stesso sentimento a gran parte dei magentini, è la superficialità con cui l’attuale amministrazione cerca di mascherare altre verità ed altre magagne. Abbiamo, quindi, il dovere di precisare che :

  1. Ad oggi, tutta l’area, i 216.000 m2 sono già “industriali”, grazie ad una mozione del febbraio 2004 presentata in consiglio comunale dall’allora consigliere Mario De Luca ed approvata ( dicono… all’unanimità )
  2. Se si vuole dire che dei 216.000 m2 , una parte, cioè i 45.000 m2 (“pregiati”) sono liberi, anche questa notizia e perlomeno fuorviante. Quei 45.000 m2, durante il secondo mandato della Giunta Del Gobbo, furono, dall’allora consiglio comunale, di cui fanno parte ancora oggi molti esponenti ( di maggioranza e di opposizione ) , oggetto di una delibera che prevedeva il cambio di destinazione d’uso e su cui era possibile l’insediamento urbanistico (si parlava di attività ricettive, alberghi, etc..). Fu proprio il Movimento Popolare Dignità e Lavoro che, con una petizione popolare, e con un’osservazione accompagnata da 600 firme, ottenne che, se quelle aree, su cui comunque non era insediata alcuna attività industriale riconducibile alla produzione di Novaceta, fosse esteso un nuovo vincolo che prevedeva ( e prevede ancora ) di dover mantenere integre alcune aree di servitù, in particolare, i passaggi del metanodotto, dell’elettrodotto e di sette pozzi di emungimento acqua. Ora, siccome quelle infrastrutture sono interrate a meno di 1,5 metri di profondità, fino a nuova delibera comunale, che annullerebbe quella precdente, non è possibile costruire un bel niente. Se, quelle, infrastrutture fossero state nel frattempo smantellate e rimosse, sarebbe stato commesso un gravissimo illecito di cui qualcuno ne dovrà rispondere.
  3. L’area Cral, 14.000 m2, diventerà un Parco. Benissimo, ma perché non si dice che, se davvero quell’area diventerà Parco Pubblico, il merito è esclusivamente del Movimento Popolare Dignità e Lavoro che l’ha richiesto nel corso dell’assemblea pubblica del 9 ottobre del 2013 e che ha raccolto, tramite una petizione popolare, oltre 2000 firme di cittadini del territorio a cui deve andare tutto il ringraziamento possibile. Se il Movimento, non avesse fatto tutti i passaggi di cui sopra, se non fosse nata l’Associazione Ri-Parco Bene Comune, se i militanti del Movimento non avessero dimostrato, con il proprio lavoro, di aver bonificato, pulito e reso fruibile, da tutti, quell’area, oggi, col cavolo che Unicredit ( ammesso che ci sia già nero su bianco ) avrebbe concesso quell’area all’Amministrazione Comunale di turno !!! Ed ancora, sarebbe un fatto ignobile, visto da qualunque angolazione, se Unicredit ed Amministrazione Comunale si fossero accordati sul futuro dell’intera area utilizzando come merce di contrattazione l’area Cral, sarebbe un fatto grave ed ignobile! L’area Cral deve diventare Parco Pubblico a  prescindere da qualsiasi accordo. Deve diventare Parco Pubblico poiché lo era già, di fatto, dal 1924. Deve diventare Parco Pubblico poiché abbandonato al degrado più assoluto da oltre sette anni. Deve diventare Parco Pubblico perché lo chiedono 2000 cittadini. Deve diventare Parco Pubblico poiché lo prevede la nostra Costituzione  agli articoli 41 e 42 . Deve diventare Parco Pubblico poiché altre amministrazioni comunali, ad esempio Milano e Napoli, applicando la Legge, hanno rese pubbliche aree private abbandonate e lasciate al degrado. Quindi, su quelle aree, non dovrà esserci alcun accordo. Pubbliche e basta, da sottrarre ad Unicredit !
  1. L’Assessore Salvaggio, continua a dare una notizia, sempre la stessa, ormai da tre anni. Ma badate bene che, ciò non è indice di coerenza , ma dell’esatto contrario. Sempre durante l’assemblea pubblica dell’ottobre 2013 , l’Assessore Salvaggio dichiarava che Unicredit aveva speso 8 milioni di euro per bonificare l’amianto all’interno delle ex attività produttive di Novaceta e che ne avrebbe spesi ulteriori due milioni entro il dicembre 2013 ultimando, così, lo smaltimento amianto. Ad oggi , invece, al di là che 8 + 2 = 10 ( e Salvaggio continua a parlare di 8 ) , al di la che la presunta rimozione dell’amianto non è terminata nel dicembre del 2013 ma ( ancora sottolineiamo presunta ) almeno due anni dopo, al di là che la bonifica vera e propria dell’area Snia e Novaceta non è stata mai fatta e nemmeno mai pensata, al di là che proprio a ridosso dei 45.000 m2 ( che la Giunta prevede come edificabili ) esiste, ad oggi, una mega concentrazione di amianto ( la centrale termoelettrica ) di cui nessuno, nemmeno l’attuale proprietà, vuole farsene carico, al di là di tutto questo, l’Assessore Salvaggio NON PUO’ continuare a dire che “ Unicredit ci è venuta incontro, spendendo 8 milioni di euro per la bonifica dell’amianto “. La verità è che Unicredit, ha rilevato le aree Novaceta nel 2005 quando lo Stabilimento produceva 14.000 tonnellate di filato ogni anno, esportandolo in tutto il mondo, con un fatturato di 80  milioni di euro. Unicredit ha tolto il lavoro ed il reddito ai dipendenti Novaceta. Unicredit, per assecondare l’ingordigia di pochi ( le sue e quelle degli altri amministratori, oggi a processo ) , ha mandato sul lastrico 400 famiglie di magentini. Poiché, per chi non l’avesse ancora capito, fatturare 80 milioni di euro / anno, significa solo un piccolo divivendo per gli azionisti, mentre chiudere tutto avrebbe garantito, agli stessi, molte decine di milioni di euro SUBITO!
  1. Il Movimento Popolare Dignità e Lavoro non si è “limitato” a denunciare ogni tentativo di speculazione sull’area ma ha provveduto anche a elaborare un progetto di parziale valorizzazione e riutilizzo dell’area (quella sospetta di prossime speculazioni e quella ignorata della Centrale Termica) e delle infrastrutture in essa presenti (dalla Centrale Termoelettrica ai locali ex Mensa per finire al metanodotto, elettrodotto ecc.), ovviamente dopo bonifica. Per la Centrale Termica, già nell’incontro pubblico del 2013, avevamo anticipato il progetto di trasformazione in Museo Tecnologico. Il Progetto, integrato da ulteriori proposte e da una previsione di nuova occupazione, è stato presentato ufficialmente al Comune come contributo al nuovo PGT. Vorremo infine, nell’interesse di tutti, sapere, dall’Egregio Direttore di “l’Altomilanese” , dalle informazioni che Egli ha raccolto, se, e come, Unicredit è banca vicina al PD, ovvero se lo è solo a livello nazionale oppure, secondo l’Egregio Direttore, se lo è anche a livello locale.

Movimento Popolare Dignità e Lavoro