Il commerciante di Sedriano (nel Milanese) aveva 150.00 euro di debiti: Giulio e Vincenzo Martino gli puntarono una pistola alla testa

30 SETTEMBRE 2018

di Francesca Ceriani

SEDRIANO (MILANO) – Sono stati condannati definitivamente in Cassazione per associazione di stampo mafioso, concorso in tentata estorsione aggravata, porto abusivo d’armi, usura aggravata, incendio aggravato, concorso nella detenzione e cessione di cocaina e intestazione fittizia aggravata di società. Stiamo parlando dei fratelli Martino (Vincenzo e Domenico rispettivamente classe 1963 e 1966, originari di Reggio Calabria e residenti a Parabiago).

I legami con Bareggio

I due hanno forti legami con Sedriano, considerata una base logistica per le loro attività criminali, e con Bareggio. I fratelli, infatti, che hanno importanti contatti con personalità di spicco delle ‘ndrine reggine, avevano un debito verso il clan bareggese dei Musitano, loro fornitori di droga, non saldato a causa dell’arresto del terzo fratello, Giulio Martino, presunto capo dell’organizzazione legata alla cosca di Reggio Calabria Libri-De Stefano-Tegano e radicata nei quartieri milanesi tra piazza Prealpi e viale Certosa. Con l’arresto di Giulio il denaro in suo possesso viene sequestrato e così Vincenzo si attiva in ulteriori attività di spaccio per saldare il debito con il clan bareggese.

Le minacce a un commerciante sedrianese

Il legame con Sedriano, invece, è ancora più forte. E’ qui, infatti, che la cosca Martino ‘mostra i muscoli’, usando la violenza contro i debitori inadempienti. Tutto parte da un fatto avvenuto nell’aprile del 2012: l’auto di Massimilano Cecchin, parcheggiata in via San Massimo, viene raggiunta da sei colpi d’arma da fuoco. Cecchin, imprenditore nel settore automobilistico, aveva contratto un debito con i fratelli Martino (150.000 euro) nel 2011 per avviare l’attività di compravendita e importazione di auto. Debito che non è mai riuscito a saldare. Per questo Cecchin era stato più volte minacciato dai fratelli Martino fino a quando, nel febbraio 2013, succede un fatto talmente grave da spingere l’imprenditore a denunciare le intimidazioni subite. I fratelli Giulio e Vincenzo, in quel momento in regime di semilibertà, raggiungono Cecchin vicino alla scuola in cui aveva appena accompagnato sua figlia e gli puntano una pistola alla testa, minacciandolo di morte. Le indagini partirono proprio dalla sparatoria del 2012 e, nel dicembre 2014, vennero arrestate 59 persone. Dai 6 colpi sparati contro l’auto di Cecchin, infatti, gli inquirenti ricostruiscono lo scenario criminale di stampo mafioso del narcotraffico milanese e sequestrano armi e droga. Giulio prese la pena più alta: condannato a 20 anni, insieme a Vincenzo e Domenico (condannato a 11 anni e 3 mesi).

I COMMENTI