Pene dai 18 ai 7 anni per i Morabito Boys, i presunti ‘ndranghetisti accusati di voler mettere le mani sui locali della movida canturina

19 APRILE 2019

di Alessandro Boldrini

COMO – Tutti condannati. È questo il verdetto del processo di primo grado ai Morabito Boys, i nove presunti ‘ndranghetisti affiliati all’omonimo clan di Africo (RC), che secondo l’accusa avrebbero tentato – tra il 2016 e il 2017 – di mettere le mani sui locali della movida di piazza Garibaldi a Cantù, nel Comasco. Per il Comune, che non si è costituito parte civile, si trattava soltanto di una forma di “bullismo paramafioso”.

La sentenza

E così questa mattina, venerdì 19 aprile 2019, il presidente del collegio giudicante del Tribunale di Como, Valeria Costi, ha letto il dispositivo della sentenza che infligge oltre un secolo di carcere agli imputati, accogliendo in parte le richieste del Pubblico ministero della Dda, Sara Ombra. Di seguito tutte le condanne:

Giuseppe Morabito: 18 anni e 12.000 euro di multa;

Domenico Staiti: 16 anni e 6 mesi, 12.000 euro di multa;

Rocco Depretis: 16 anni e 4 mesi, 11.500 euro di multa;

Emanuele Zuccarello: 8 anni e 8 mesi, 7.500 euro di multa;

Antonio Manno: 9 anni e 8 mesi, 8.500 euro di multa;

Luca Di Bella: 7 anni e 4 mesi, 6.000 euro di multa;

Valerio Torzillo: 9 anni e 8 mesi, 8.500 euro di multa;

Jacopo Duzioni: 7 anni e 8 mesi, 6.500 euro di multa;

Andrea Scordo: 7 anni e 8 mesi, 6.500 euro di multa.

Torzillo, Duzioni e Scordo sconteranno la loro pena agli arresti domiciliari. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni e, anche se non confermato, appare scontato il ricorso in Appello dei legali di tutti gli imputati.

Il nipote del boss

La pena più alta è stata quindi inflitta a Giuseppe Morabito, 32 anni, ritenuto il capo dell’organizzazione, nonché nipote dell’omonimo nonno 84enne, meglio noto alle cronache come ‘u Tiradrittu. Durante la sua arringa difensiva il legale di Morabito, l’avvocato Tommaso Scanio, aveva sostenuto che “il cognome e la provenienza, seppur scomodi, non bastano per configurare il reato” di associazione mafiosa, prima di chiosare: “Ma ce lo vedete un boss della ‘ndrangheta che si abbassa a fare rissa in discoteca?“.

Il boss Giuseppe Morabito (84), alias ‘u Tiradrittu

Clima teso in aula

Ma ciò che resterà di questo processo sarà soprattutto il clima tesissimo a lungo respirato in aula durante le udienze. Un clima fatto di applausi sarcastici e di urla (“Io non sono un mafioso”) anche da parte dei parenti degli imputati. Proprio come quelle rivolte – al termine dell’udienza dello scorso martedì 2 aprile – anche a Monica Forte, presidente della Commissione regionale Antimafia, scortata dai Carabinieri fuori dal Palazzo di Giustizia.

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