All’inizio del nuovo millennio l’amministrazione di Ossona, nel Milanese, chiese un prestito di 57.000 euro, usando il tasso di interessi per ‘scommettere’ in borsa secondo la logica dei titoli derivati. Se il tasso fosse salito, il Comune ci avrebbe guadagnato. Invece è sceso. E i cittadini hanno perso 90.000 euro. Il nuovo sindaco vuole fare causa alla banca Bnl

26 MARZO 2017

di Riccardo Sala

OSSONA (MILANO) – Un investimento, compiuto nel 2005 dalla prima giunta guidata dal sindaco  Luigi Dell’Acqua, su particolari titoli bancari chiamati ‘derivati’. Un’operazione che ha comportato la perdita di oltre 90.000 euro per il Comune. Lo stesso Comune aveva promesso di impegnarsi nel tentativo di recuperare quel denaro con una causa alla banca, ma da tempo non si vedono progressi.

La vicenda

Il fatto ha dell’incredibile. Gli uffici comunali vennero ‘convinti’ dalla banca Bnl a ‘giocare’ in borsa sugli interessi di un mutuo per l’acquisto di un pullmino. L’amministrazione chiese quindi un prestito di 57.000 euro, utilizzando il tasso di interessi per ‘scommettere’ in borsa secondo la logica dei ‘derivati’ del tipo ‘Swap collar’. Il derivato è un titolo finanziario, il cui valore aumenta e diminuisce secondo una variabile prescelta. In questo caso il tasso di interesse di quel mutuo che, come tutto ciò che passa per il mercato azionario, può variare. Per farla breve, se il tasso fosse salito, il Comune ci avrebbe guadagnato, mentre se il tasso fosse sceso, il Comune ci avrebbe perso. E’ andata piuttosto male, come si è potuto vedere, perché oltre al pagamento del mutuo (ovvero i 57.000 euro più interessi) il Comune ha dovuto pagare per 5 anni una costante perdita di denaro. Il problema è che, ormai, il contratto era stato firmato per 20 anni.

Il nuovo sindaco

La situazione tornò gestibile con l’arrivo di Marino Venegoni all’assessorato del Bilancio, che analizzò la situazione e decise di uscire da quel buco nero. Risultato: tra perdite e penali il Comune ha dovuto sborsare 90.000 euro. Venegoni poi, eletto sindaco nel 2014, scelse di non mollare: “L’intenzione di recuperare quei soldi c’è sempre. Vorremmo intentare un’azione verso la banca, poiché siamo sicuri che quel contratto sia stato firmato non informando a sufficienza sui rischi e sul funzionamento. Il problema è che non ci sono sentenze definitive che danno ragione ai comuni contro una banca che ha usato questi atteggiamenti, per cui stiamo attendendo ulteriori conferme. Non vogliamo sprecare altri soldi dei cittadini in una causa che potremmo perdere”.