Viaggio nella moda del momento tra guasti frequenti, spese folli e mancanza di igiene: dagli impianti bevono ‘a canna’ adulti e bambini, ma anche gatti e topi

8 MAGGIO 2018

di Riccardo Sala

MARCALLO CON CASONE (MILANO) – Costi altissimi, scarsa igiene e disagi all’ordine del giorno. Sono tanti i dubbi che fioccano sul Comune di Marcallo con Casone e sul Gruppo Cap, l’azienda a capitale pubblico precedentemente chiamata ‘Cap Holding’. Il tema dei costi e dei benefici delle cosiddette ‘casette dell’acqua’ non è nuovo, tanto che in tempi non sospetti un sindaco della zona le definì pubblicamente “una stronzata gigantesca”.

200.000 euro per tre impianti

Così si presentano le condizione delle ‘casette dell’acqua’ di Marcallo e Casone (rispettivamente un comune di 6.000 abitanti nel Milanese e la sua frazione) a 7 anni dall’installazione del primo impianto in paese, avvenuto nel 2010 in piazza Macroom. Da allora il Comune di Marcallo ha speso circa 200.000 euro per la costruzione, la gestione e la manutenzione: il problema è capire se una spesa del genere sia giustificata da reali benefici. E ci si chiede se non sia solo Gruppo Cap a guadagnare sulla gestione di queste infrastrutture.

Tutti i numeri di Marcallo con Casone

Le ‘casette dell’acqua’ in paese sono 3, due a Marcallo (in via Verne, messa nel 2007, e in piazza Macroom, 2010) e una a Casone (in via Gornati, installata nel 2011). Solo per la costruzione degli impianti sono stati spesi 40.000 euro, ovvero 20.000 per casetta escludendo quella di via Verne, assegnata gratuitamente a Marcallo dopo l’Expo del 2015. Come si legge dai contratti con la partecipata Asm prima e con il Gruppo Cap poi, i costi di gestione annui si attestano a 8.300 euro più Iva, perciò circa 9.500 euro. Considerato che una casetta è in funzione da 7 anni, una da 6 e l’ultima da 1, il costo totale si aggira sui 133.000 euro. Per i prossimi anni la spesa del Comune proseguirà a ‘botte’ di quasi 30.000 euro l’anno. Altro discorso la manutenzione straordinaria, più difficile da stimare in termini di frequenza e costi. Secondo le informazioni presenti sul sito di Cap, solo negli ultimi anni gli interventi hanno prodotto un costo di circa 25.000 euro. Tutti soldi che, sulle spalle dei Comuni e della società partecipata Cap, vengono pescati dalle tasche dei cittadini. Fuorviante anche la stima delle bottiglie di plastica risparmiate: in Lombardia l’uso dell’acqua del rubinetto è molto diffuso (circa la metà non acquista acqua al supermercato) e solo una piccola parte delle famiglie che usufruiscono delle casette comprerebbe l’acqua minerale.

Bambini, gatti e topi bevono dall’erogatore

L’altro fronte dell’inchiesta riguarda i disagi che, soprattutto con la sopravvenuta gestione del Gruppo Cap e con l’invecchiamento delle strutture, stanno facendo innervosire i cittadini. Partendo dall’igiene. Le casette più ‘vecchie’ infatti non presentano protezioni per le bocchette, lasciandole alle mercé di persone poco educate e bambini (che nelle calde giornate estive bevono ‘a canna’ come se fosse una fontanella), di gatti e addirittura di topi. Gravi problemi anche sul fronte del servizio: spesso il lettore di tessere va in tilt, erogando acqua indiscriminatamente o non erogandola affatto, o non funzionano le parti interne, come il refrigeratore. Altre spese, altri soldi buttati.

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