Profughi – Prefetto boccia ordinanza anti-immigrati dei sindaci leghisti

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La Prefettura di Milano ha bocciato l'ordinanza anti-immigrati dei sindaci leghisti.

I sindaci leghisti dell’Altomilanese volevano obbligare i proprietari di immobili (che si erano resi disponibili all’accoglienza dei migranti) a comunicare ai comuni anche lo stato di salute dei profughi, con minacce di agire penalmente contro il mancato rispetto dell’ordinanza. La Prefettura di Milano ha bocciato le giunte leghiste: diktat incostituzionali

30 OTTOBRE 2017

di Francesca Ceriani

ALTOMILANESE – Il Prefetto di Milano boccia le giunte leghiste dell’Altomilanese che, nelle scorse settimane, hanno emanato un’ordinanza d’urgenza per regolare la stipulazione di contratti tra privati e Prefettura in merito all’accoglienza dei profughi.

L’ordinanza

Si tratta di un ‘copia.incolla’ imposto ai sindaci dai vertici del Carroccio, diventato poi un’ordinanza, con la quale i primi cittadini padani (Curzio Trezzani di Boffalora, Raffaele Cucchi di Parabiago e Massimo Olivares di Marcallo con Casone) chiedevano ai proprietari di immobili disponibili di comunicare all’amministrazione l’utilizzo degli stessi per ospitare i richiedenti asilo, così come di riferire in anticipo la partecipazione a bandi pubblici indetti dalla Prefettura e, nel caso in cui l’accoglienza avvenga, di comunicare anche lo stato di salute delle persone ospitate. Aggiungendo che il mancato rispetto dell’ordinanza sarebbe stato punibile penalmente.

Prima bocciatura

Ma tutte queste disposizioni sono state bocciate dal Prefetto di Milano, Luciana Lamorgese, che ha inviato a Boffalora, Parabiago e Marcallo una nota di illegittimità, poiché le ordinanze presentano “diversi profili di dubbia legittimità, anche costituzionale”. Innanzitutto i documenti difettano dei presupposti di urgenza: non esiste alcun pericolo imminente, nemmeno dal punto di vista socio-sanitario; “si ritiene di intervenire sul presupposto, non dimostrato, che l’accoglienza dei migranti metta in pericolo la sicurezza e la salute pubblica, ma si ingerisce nella regolamentazione di una materia di esclusiva competenza statale, quale quella dell’immigrazione”, sottolineano dalla Prefettura.

Seconda bocciatura

Bocciati anche gli adempimenti amministrativi cui vengono obbligati i cittadini in caso di accoglienza di richiedenti asilo presso propri immobili, poiché così si viola il “principio di necessaria segretezza che deve connotare la fase dell’offerta dei bandi di gara per il reperimento delle strutture di accoglienza”. In sostanza, quindi, l’ordinanza non risulta conforme alle normative vigenti e questo potrebbe esporre le amministrazioni comunali coinvolte a “eventuali profili di responsabilità in sede giurisdizionale”.

Muro contro muro

Eppure questo ‘avvertimento’ dalla Prefettura non preoccupa i tre sindaci leghisti, che non hanno intenzione di revocare l’ordinanza. Trezzani e Olivares, infatti, confermano di restare fermi sulle proprie posizioni; di Parabiago non abbiamo certezza (il sindaco Cucchi non risponde alle nostre domande), ma comunque non è mai stata pubblicata una revoca dell’ordinanza. A Marcallo non sono preoccupati nemmeno dei due solleciti inviati nei giorni scorsi dal Prefetto, sempre con l’intento di far revocare l’ordinanza.

Una leghista di buon senso

Caso a parte, invece, Cuggiono, dove la neo eletta Maria Teresa Perletti (leghista ‘doc’), avendo saputo della nota ricevuta dagli altri sindaci, pur volendo emanare la stessa ordinanza, non l’ha fatto, per evitare guai al Comune: “Volevo fosse tutto chiaro prima di procedere”. Qualcuno di buon senso ancora c’è.

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