Speciale Referendum – Lombardia al voto: intervista a Luca Del Gobbo

luca del gobbo referendum 22 ottobre 2017
L'assessore regionale all'Innovazione e alla Ricerca, Luca Del Gobbo.

Luca Del Gobbo (assessore all’Innovazione e alla Ricerca) lo dice da cattolico liberale, da chi si ispira al pensiero di don Luigi Sturzo, il quale provò invano a portare il tema del federalismo all’interno del dibattito politico in un’Italia che, all’epoca, non era decisamente pronta per affrontarlo

20 OTTOBRE 2017

di Ersilio Mattioni

MILANO – Oggi, di autonomia, si può almeno parlare. E per Luca Del Gobbo (assessore regionale all’Innovazione e alla Ricerca) l’occasione che il governatore Roberto Maroni ha costruito “non va sprecata, perché è utile per tutti i lombardi e perché farà da traino per tutta l’Italia”.

Assessore Del Gobbo, perché voterà ‘sì’ al referendum?

“Prima di tutto vorrei chiarire che stiamo parlando di un referendum che si colloca all’interno dell’unità nazionale. Qualcuno ha fatto paragoni inappropriati con la Catalogna, ma qui non si discute l’indipendenza, bensì un percorso di legalità per intraprendere un’azione nei confronti dello Stato centrale, con richieste di maggiore autonomia e di maggiori risorse, in linea con gli articoli 116 e 117 della Costituzione”.

Ma per parlare con il governo non bastava andare a Roma?

“Il punto è proprio questo: no, non bastava. Varie regioni italiane hanno tentato 8 volte di attivare un tavolo con lo Stato, senza mai nessun effetto positivo. Allora io credo che l’unica soluzione sia quella di formulare le stesse richieste, finora disattese, attraverso il voto di alcuni milioni di lombardi”.

In consiglio regionale, sul referendum, si è verificata un’ampia convergenza: la Lega Nord, il centrodestra e il Movimento 5 Stelle. Soddisfatto?

“Direi di sì. C’era bisogno della maggioranza di due terzi per indire il referendum e il presidente Maroni è stato un abile tessitore, trovando alla fine una mediazione al rialzo. Oltre alla maggioranza e al Movimento 5 Stelle, ci sono anche tanti sindaci Pd, che vivono tutti i giorni le difficoltà di amministrare con risorse sempre più scarse”.

E’ vero, da Giorgio Gori a Beppe Sala il fronte del ‘sì’ ha contagiato anche il Pd. Ma ampi settori del partito sono rimasti tiepidi. Che ne pensa?

“Che stanno perdendo un’occasione importante. Un vero peccato”.

Perché la Lombardia vuole più soldi e più competenze?

“Parliamo nel concreto. La nostra regione gestisce la sanità, tra le prime al mondo nel rapporto tra costi e servizi. Lo Stato ha invece competenza esclusiva sulla pubblica istruzione, dove siamo tra gli ultimi in Europa. La Lombardia ha già dimostrato capacità ed efficienza. Non c’è ragione per cui non debba poter gestire altre competenze. Lo faremmo meglio di come lo Stato ha fatto finora. E questo sarebbe l’ennesimo modello virtuoso, un traino per tutta l’Italia”.

Da assessore, ha toccato con mano la necessità dell’autonomia?

“Più volte. Ma voglio fare un esempio. Venne da me il rettore di un’università lombarda per proporre un nuovo corso in Agraria con un’importante specializzazione. Questa università ha i bilanci in attivo di qualche milione e non chiede soldi, bensì solo di poter utilizzare le risorse per assumere nuovi docenti e ricercatori. Ma non può farlo. Il progetto è bloccato da un centralismo che considera tutti uguali”.

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