Speciale Referendum – Lombardia al voto: intervista a Stefano Buffagni

stefano buffagni referendum 22 ottobre 2017
Il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Stefano Buffagni.

Stefano Buffagni (consigliere regionale del Movimento 5 Stelle) è convinto che domenica 22 ottobre “sarebbe andata a votare molta più gente, se la Lega Nord non avesse strumentalizzato l’evento e se l’informazione fosse stata più seria”. Ciò nonostante, lui, voterà sì

20 OTTOBRE 2017

di Ersilio Mattioni

MILANO – E’ convinto che sia necessario avviare in tutta Italia il dibattito sulla distribuzione delle risorse, perché gli enti locali hanno sempre di meno e il governo centrale spende sempre di più. Per questo Stefano Buffagni (consigliere regionale del Movimento 5 Stelle) voterà sì, pur senza rinunciare a criticare sia la Lega Nord sia l’informazione.

Consigliere Buffagni, il ‘sì’ del Movimento 5 Stelle è dunque sofferto?

“No, è un ‘sì’ convinto. Del resto, il quesito è figlio della nostra ferma volontà di proporre un referendum all’interno del quadro costituzionale, utilizzando il comma terzo dell’articolo 116, in vigore dal 2001 senza che nessuno lo abbia mai fatto funzionare. Ci siamo opposti alla volontà iniziale del presidente Maroni, che avrebbe voluto introdurre il concetto dello statuto speciale, come in altre regioni. Sarebbe stato un referendum anticostituzionale. Abbiamo invece dato il nostro voto per una consultazione all’interno della legalità e per una sperimentazione del voto elettronico”.

Perché la Lombardia vuole più risorse e più autonomia?

“Il ragionamento è più ampio. Crediamo che vada rivisto radicalmento il sistema della distribuzione delle risorse. Da un lato, ci sono enti locali che da decenni soffrono per i continui tagli del governo e, dall’altro, c’è uno Stato sprecone, che ancora di recente (dati Bankitalia) ha aumentato le proprie spese di 1,9 miliardi”.

Lei parla di “occasione in parte perduta”, perché?

“Perché la Lega Nord ha strumentalizzato il referendum a fini elettorali, parlando di indipendenza, Padania, residuo fiscale e altre amenità, che nulla c’entrano con il quesito. Avremmo potuto coinvolgere tutti i lombardi. Invece in molti staranno a casa, perché hanno la sensazione che questo sia il referendum della Lega Nord”.

Non potevate informare gli elettori in modo più equilibrato?

“E’ quello che ci siamo sforzati di fare, spiegando che non si toglie neppure un euro alle altre regioni e che stiamo parlando di una richiesta di competenze e di una possibilità di gestire meglio risorse già nostre. Ma l’informazione, mi spiace dirlo, non ha fatto il proprio mestiere, avallando errate interpretazioni e autentiche bugie”.

Che livello di partecipazione si aspetta?

“Un voto in più del referendum sulle trivelle sarebbe un buon risultato. In generale, portare il 30 per cento dei lombardi al voto sarebbe una vittoria e superare il 50 per cento un successo clamoroso”.

Il Pd, sul referendum, si mostra tiepido e in parte lo boicotta. Giorgio Gori, invece, voterà sì. Che succede a sinistra?

“Succede che il Pd non è in grado di governare se stesso, figuriamoci la Regione o l’Italia. Gori invece ha l’ambizione di fare il candidato governatore e ha capito che schierarsi per il ‘no’ non sarebbe stato produttivo elettoralmente, avendo messo se stesso al primo posto e non certo i lombardi”.

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