Il paradosso – Rom edifica case abusive e porta il Comune in tribunale

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La case dei Rom costruite su un terreno non edificabile: sono lì da 15 anni.

Una famiglia Rom, a Santo Stefano Ticino, nel Milanese, compra un terreno agricolo e costruisce case abusive: dopo 15 anni e dopo una sentenza del tribunale, finalmente, il Comune potrebbe ripristinare la legalità. E invece no, perché i nomadi fanno ricorso al Tar e allungano ancora i tempi. Paradossi della nazione più garantista del mondo

6 NOVEMBRE 2017

di Martina Salasso

SANTO STEFANO TICINO (MILANO) – Paradosso tutto italiano a Santo Stefano Ticino, nel Milanese, dove una famiglia di nomadi prima costruisce case abusivamente e poi porta il Comune in tribunale, obbligando il sindaco, Dario Tunesi (Forza Italia), a costituirsi in giudizio.

I fatti

A inizio ottobre 2017 viene notificato in municipio il ricorso dal Tribunale amministrativo della Lombardia, ricorso promosso da un componente di una famiglia Rom contro alcune ordinanze comunali, tra cui una procedura di esproprio, disposte dall’ufficio tecnico. Per comprendere al meglio questa complessa vicenda bisogna fare un passo indietro e ritornare a circa 15 anni fa, quando un terreno agricolo, ubicato nei pressi di via Milano (zona ex Ferrotubi), viene acquistato da una famiglia di nomadi. A quel punto, i Rom decidono di stanziarsi definitivamente su quell’area agricola, costruendo un complesso di unità abitative mobili, in cui risiedono tutt’ora senza alcuna autorizzazione da parte del Comune.

La contestazione

Il problema è proprio questo: “Hanno costruito case mobili su un terreno non edificabile”, spiega il sindaco Dario Tunesi (Forza Italia), che illustra la vicenda, mai conclusa, a causa delle lungaggini burocratiche: “Purtroppo, si tratta di una questione che abbiamo ereditato dai nostri predecessori, i primi procedimenti iniziarono infatti all’epoca del governo cittadino di Augusto Grillo. All’inizio dell’estate, però, il tribunale ha dato ragione al Comune e ha consentito alla nostra amministrazione di poter procedere con l’ordinanza di esproprio”. Il Comune, lo scorso settembre, ha infatti potuto avviare l’iter e mandare gli agenti di Polizia locale a notificare il provvedimento alla famiglia Rom.

Il paradosso

Tutto finito? Macché. Dopo 15 anni di lungaggini burocratiche, dopo la constatazione dell’abusivismo e dopo una sentenza che dà ragione al Comune, cos’altro serve per liberare il terreno delle case e ripristinare la legalità? Siamo in Italia, la nazione più garantista del mondo, dove spesso i diritti degli imputati valgono più delle verità evidenti e acclarate. Ed ecco allora che la famiglia Rom impugna l’ordinanza del sindaco e presenta ricorso al Tar della Lombardia. Cosa succederà adesso? “Dovremo di nuovo tornare di fronte ai giudici, che stabiliranno chi ha ragione”, conclude uno sconsolato Tunesi.

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