Politici e imprenditori ‘resuscitano’ un progetto sepolto dal 2013: affari milionari su sanità e trasporti nelle aree agricole di Marcallo e Mesero, nel Milanese

30 GENNAIO 2018

di Riccardo Sala

MESERO-MARCALLO (MILANO) – C’era una volta il Piano integrato intercomunale di Marcallo e Mesero, un’enorme colata di cemento tra i due paesini del Milanese grande quanto 70 campi da calcio, poi cancellato nel 2013 dopo le proteste dei cittadini e il ‘no’ di Regione Lombardia. Ma la partita era troppo ghiotta per finire in nulla, tanto che tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 sono state presentate due nuove proposte su gran parte delle aree, tuttora a uso agricolo, che comprendono una ‘cittadella della salute’ per anziani e un’azienda di logistica. Un affare da decine di milioni di euro che può contare sulla la benedizione dei sindaci dei due paesi Filippo Fusè e Massimo Olivares, rispettivamente del Pd e della Lega Nord, consci del fatto che un’operazione del genere porterà enormi risorse nelle casse comunali. A discapito, però, delle aree verdi del territorio.

Il nuovo progetto

Cambia completamente il quadro del 2013, ma la sostanza (il cemento nelle campagne) resta. Addio centri commerciali, alberghi, cliniche per ludopatici e strutture sportive. Ma soprattutto addio Piano integrato unico da 350.000 metri quadri, troppo grande per essere soggetto a un processo burocratico di breve durata. E’ così che i due blocchi di impresa hanno presentano una proposta nei rispettivi comuni. A Marcallo, l’azienda sanitaria Ce.Se.S e l’immobiliare parabiaghese Svi.Ma hanno cancellato i percorsi psicoterapeutici (per ludopatie e disturbi alimentari) per dedicarsi alla creazione di un maxi-polo sociosanitario per anziani chiamato ‘Marcallo Salus’. Su una superficie di 102.000 metri quadri sarà realizzato un vero e proprio villaggio di lusso da 100 posti, completo di cliniche, residenze e strutture per lo svago. Ora il procedimento è al vaglio dell’assessorato alla Sanità di Regione Lombardia, il quale dovrà decidere se concedere la possibilità di edificare su terreno vergine.

A Mesero, invece, torna in campo l’immobiliare Robur Srl di Castano Primo, di proprietà della famiglia Tizzoni, noti imprenditori edili di Bernate Ticino. In questo caso la proposta viene ridimensionata (passando da 250.000 metri quadri a poco più di 100.000) e destinata esclusivamente alla realizzazione di un impianto di logistica a pochi metri dall’ingresso dell’autostrada A4. Camion e auto, insomma, potrebbero intasare ancora di più il casello autostradale di Mesero-Marcallo e contribuire in modo significativo all’inquinamento del paese. La proposta è stata ufficializzata settimana scorsa e il Comune si è subito prodigato ad affidare una valutazione ambientale in merito. Qui l’iter burocratico sembra essere più semplice, per via della possibilità da parte di Mesero di rinunciare alla cementificazione di alcune zone verdi interne al paese (il cosiddetto ‘ex villaggio Tav‘) in ‘cambio’ della possibilità di intervenire sulle aree agricole vicine all’A4.

Il Piano Integrato del 2013. In blu le aree nei confini di Marcallo, in giallo, quelle site nel territorio di Mesero

 

La mappa dei terreni che saranno occupati dai nuovi progetti. In rosso, il polo sanitario. In giallo, la ditta di logistica

Ditte controverse

Come riportato sull’edizione cartacea di ‘Libera Stampa l’Altomilanese’, alcune delle aziende in campo mostrano un passato quantomai curioso. In primis Claudio Franchin, patron della Ce.Se.S. Franchin fu infatti arrestato nel febbraio del 2001 con l’accusa di concussione, per aver abusato della sua carica di consigliere della Provincia di Milano, per sbloccare una pratica edilizia previo pagamento di una tangente da 360 milioni di vecchie lire, che però Franchin non riuscì mai ad intascare perché finì in manette prima. Franchin fu condannato in primo e secondo grado, ma nel 2009 la Cassazione annullò la sentenza. E poi c’è la Svi.Ma di Parabiago. Nel consiglio di amministrazione della Svi.Ma dal 2010 figura anche Mario Donato Giovesi, noto immobiliarista di Legnano che, come ha scoperto il settimanale L’Espresso, è finito nella lista dei ‘Panama Papers’ fra gli imprenditori che hanno aperto un conto off-shores all’estero. Ora tutti sono in coda per avere l’assenso della politica e costruire nelle campagne di Marcallo e Mesero.

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