Il decreto Salvini è legge, le nuove disposizioni in tema di accoglienza migranti coinvolgono anche le strutture del territorio come la Vincenziana di Magenta

11 DICEMBRE 2018

di Andrea Cattaneo

MAGENTA (MILANO) – Business,politica, diritti civili, speculazione, dignità umana: un pastrocchio masticato e risputato da una classe dirigente attenta più alla propaganda che ai problemi reali del Paese. Questo sembra essere il risultato del decreto Salvini, trasformato in legge pochi giorni fa e che va colpire anche paesi come Magenta, nel Milanese, strutture come la Vincenziana, il noto centro d’accoglienza di via Casati che ospita 100 richiedenti asilo.  Cosa cambia con l’entrata in vigore della nuova legge? Abbiamo provato a chiederlo a Mario Salis, membro della Cooperativa ‘Intrecci’, che gestisce il centro magentino. Poche le parole spese da Salis per chiarire una questione importante per la città. “La Vincenziana non è uno Sprar (modello di accoglienza diffuso sul territorio che vede i Comuni giocare un ruolo importante, voluto dall’ex ministro dell’Interno Marco Minniti e di fatto smantellato con il ‘decreto Salvini’, ndr) quindi la struttura magentina non dovrebbe essere colpita in maniera diretta dalla riforma. Siamo però in attesa di vedere i nuovi capitolati per la gestione dei centri di accoglienza”. Salis si ferma qui e non aggiunge altro; d’altronde la gestione del centro magentino in questi anni non si è certo distinta per voglia di trasparenza e condivisione con la città e tanto meno con l’amministrazione comunale.

La posizione dell’amministrazione

La Lega in campagna elettorale e durante gli anni di opposizione si è spesa molto su questo argomento, ma non sembra essere riuscita ad ottenere molto. “Abbiamo ricevuto i dati sui flussidi persone ospitate in questi anni – spiega il vicesindaco Simone Gelli – ma mai i bilanci. La cooperativa non è tenuta a fornirli all’amministrazione comunale, ma sarebbe apprezzato un gesto di trasparenza”.

I numeri della riforma

Con la riforma non cambia soltanto il sistema di rilascio dei permessi di soggiorno o la loro revoca, ma anche il flusso finanziario che lo Stato destinerà ai centri di accoglienzae alle cooperative che li gestiscono. In molti si ricorderanno i famosi 35 euro giornalieri per migrante con cui i gestori dovevano provvedere ai bisogni primari di uomini, donne e bambini. Non certo hotel a cinque stelle, ma cibo, vestiti, un riparo, cure sanitarie e progetti di integrazione. La diaria sarà ridotta a una cifra compresa tra i 19 e i 26 euro, in molti forse esulteranno e ciarleranno sostenendo che più risorse saranno destinate agli italiani che pagano le tasse, ma le reali conseguenze dei tagli potrebbero essere ben altre. A risentirne, infatti, saranno soprattutto i progetti di integrazione e le forniture di beni di prima necessità, un’eventualità che sembra più che altro fare il gioco di quei sistemi criminali che hanno infiltrato il settore dell’accoglienza in questi anni e potrebbe addirittura favorirne la diffusione. La Vincenziana, come altre strutture, vive così in un limbo di incertezza. Secondo i dati presentati alla Camera dei Deputati, la Vincenziana è una struttura di media dimensione e fa parte di quel 77%  che, con le nuove condizioni, avrà difficoltà a sostenere il proprio progetto. L’affare si sgonfia, qualcuno festeggia, ma in pochi si interrogano sul destino di un centinaio di persone.

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